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Cronaca | 03 agosto 2019, 20:31

Pietra Ligure, bimbo affidato al padre già condannato per le botte in casa: la madre contesta

Gli "allontanamenti facili" dei minori nel mirino della Regione: protocollo per verificare i requisiti e le attività di chi accoglie i bambini tolti alla famiglie

Pietra Ligure, bimbo affidato al padre già condannato per le botte in casa: la madre contesta

Storia controversa e tormentata a Pietra Ligure, che vede protagonista una coppia con un figlio conteso. Una situazione purtroppo comune, alla Kramer contro Kramer, che però in questo caso si distingue per il fatto che il bimbo è stato affidato al padre, condannato precedentemente per violenze domestiche, anziché alla madre che, pur lavorando con disabili e anziani, non sarebbe ritenuta in grado di badare al figlio. 

Ecco la vicenda. L'uomo viene condannato per maltrattamenti in famiglia a un anno e otto mesi di reclusione, con la condizionale. Torna subito libero, mentre madre e figlio sono costretti a lasciare l'abitazione di Pietra Ligure. Scatta quindi l'intervento dei servizi sociali, e la giovane mamma viene assegnata ad una struttura di Ovada, dove però entra in conflitto con la gestione della casa, non trovandola salutare né per se stessa né per il piccolo. 

A peggiorare il quadro interviene una broncopolmonite, che colpendo la donna la costringe a stare in ospedale per un mese; e l'esperienza per il bambino diventa ancora più traumatica. 

Si radicalizza poi una divergenza di vedute tra la donna e i servizi sociali: lei contesta le relazioni redatte dagli operatori, mentre questi ultimi ritengono critica la situazione. Con il risultato che il piccolo viene allontanato dalla madre e affidato ad una comunità in provincia di Alessandria. 

A giugno arriva un decreto che definisce idonea la casa paterna ad ospitare il bambino. Così il bimbo viene trasferito presso il padre, in precedenza condannato per le botte domestiche, e non sotto la cura della madre che, pur disponendo di un appartamento e perfino lavorando con disabili e anziani, dagli uffici viene ritenuta inadatta ad accudire il figlio. L'episodio è tuttora al centro di denunce e contestazioni, e di una dura battaglia da parte della donna.

La questione degli allontanamenti dei minori e delle comunità è cruciale in una recente operazione di controllo e prevenzione della Regione Liguria.

"L'allontanamento di un minore della famiglia deve essere l'estrema ratio - commenta l'assessore regionale alla Salute, Sonia Viale - Fin dal mio insegnamento ho dato disposizione agli uffici perché lavorino per garantire il diritto di un minore ad avere una famiglia. Abbiamo approvato una legge che lo ribadisce e abbiamo aderito al Progetto Pippi, che ha come obiettivo proprio quello di prevenire l'allontanamento dei minori". 

La stessa vicepresidente della Regione ha riunito intorno ad un tavolo il Tribunale dei Minori di Genova, la Procura presso lo stesso tribunale, l'Associazione dei Comuni e l'agenzia regionale sanitaria Alisa.

"La Liguria ha attivato un protocollo per verificare i requisiti e le attività di chi accoglie i bambini tolti alla famiglie", sottolinea il consigliere regionale Paolo Ardenti.

Nel 2016 i Comuni liguri hanno speso oltre 72 milioni di euro per l'area minori e famiglie, escluse le spese per affido, adozioni e strutture residenziali. Per l'affido familiare hanno invece speso 3 milioni e 300 mila euro. Nello stesso anno erano 577 i minorenni in affido e 13 mila quelli in carico ai servizi sociali, ma non allontanati. 

Redazione

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