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Cronaca | 21 aprile 2011, 07:10

Il Vescovo parla alla Diocesi sull’inchiesta in corso

“Deve essere chiaro che la nostra intenzione è di essere trasparenti e assumerci ogni tipo di responsabilità, chiedere scusa, riparare se del male è stato fatto e gestire nella più assoluta legalità ogni tipo di amministrazione, ma allo stesso tempo dove ci fossero situazioni in cui la diocesi ha pagato per calunnie e altro, chi è colpevole dovrà renderne conto"

Il Vescovo parla alla Diocesi sull’inchiesta in corso

Prosegue la nota del Vescovo: "Voglio esprimere la vicinanza di tutta la nostra Chiesa e mia a tutti quei sacerdoti che hanno agito in assoluta buona fede, retta coscienza e con tutto l’impegno e oggi devono giustificare il loro operato: hanno tutta la nostra stima e il nostro sostegno”.

Un messaggio inequivocabile quello che il vescovo di Savona ha trasmesso alla diocesi ieri sera durante l’omelia della solenne Messa Crismale, dove non poteva mancare un riferimento all’inchiesta in corso su presunte malversazioni relative ai fondi regionali per gli oratori.

Non meno diretto è il richiamo al modo in cui i mass media hanno trattato l’argomento.

“Dispiace - ha affermato il vescovo - che assieme a notizie che sono vere come il fatto che c’è un’indagine per verificare come sono stati utilizzati i fondi ricevuti per gli oratori, altre se ne aggiungano completamente false come quella in prima pagina del vescovo indagato, accuse rivelatisi infondate per affermazione della Procura stessa della Repubblica, ma ovviamente non presentata con lo stesso risalto dai giornali”.

Nell’omelia il presule ha inoltre ricordato che “è l’unità di tutta la nostra chiesa locale l’obiettivo che dobbiamo perseguire con tutto il nostro impegno, è il camminare insieme” e ha invitato a intensificare il gemellaggio con la missione di Santa Clara a Cuba.


La Messa Crismale in Cattedrale, partecipata da numerosi fedeli e concelebrata dai sacerdoti, religiosi e diaconi della diocesi, ha avuto i suoi momenti più intensi nella rinnovazione delle promesse sacerdotali e nella benedizione degli olii santi. Il vescovo ha salutato i cresimandi presenti alla Messa e ha voluto dare l’abbraccio di pace a tutti i concelebranti. Prima dell’inizio dell’Eucaristia, in cappella sistina, il direttore della Caritas diocesana don Adolfo Macchioli ha invitato i parroci a dare accoglienza ed aiuto, anche attraverso i centri d’ascolto, ai tunisini temporaneamente ospitati a Savona.


Di seguito il testo integrale dell’omelia di monsignor Vittorio Lupi.

Anche quest’anno, siamo convocati ancora una volta in questa sera particolare, dal Signore, come sua famiglia, come Chiesa locale in cui sono presenti tutte le componenti. Coloro che sono qui presenti rappresentano tutte le realtà della diocesi che è spiritualmente riunita attorno al vescovo: i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, i seminaristi, i laici; sono rappresentate tutte le vicarie, le parrocchie, i movimenti, le associazioni, le confraternite.
E’ veramente la Chiesa di Cristo che, con tutte le sue espressioni, si raduna attorno al Maestro per riascoltarne la parola, per vivere con Lui questo momento di intimità, per cibarsi di Lui, sentire e vivere la fraternità e tornare alle nostre case rincuorati, confortati nella fede e rinvigoriti nella carità.
Anche noi viviamo, come già Gesù e gli apostoli quella sera, un momento di sofferenza riacutizzatasi proprio in questi giorni.
La diocesi è ancora al centro di attenzione mediatica: dopo i problemi della pedofilia, ora su realtà amministrative. Dispiace che assieme a notizie che sono vere come il fatto che c’è un’indagine per verificare come sono stati utilizzati i fondi ricevuti per gli oratori, altre se ne aggiungano completamente false come quella in prima pagina del vescovo indagato, accuse rivelatisi infondate per affermazione della procura stessa della repubblica, ma ovviamente non presentata con lo stesso risalto dai giornali.

Deve essere chiaro che la nostra intenzione è di essere trasparenti e assumerci ogni tipo di responsabilità, chiedere scusa, riparare se del male è stato fatto e gestire nella più assoluta legalità ogni tipo di amministrazione, ma allo stesso tempo dove ci fossero situazioni in cui la diocesi ha pagato per calunnie e altro, chi è colpevole dovrà renderne conto.
Voglio esprimere la vicinanza di tutta la nostra Chiesa e mia a tutti quei sacerdoti che hanno agito in assoluta buona fede, retta coscienza e con tutto l’impegno e oggi devono giustificare il loro operato: hanno tutta la nostra stima e il nostro sostegno.


Il Signore permette il male e la sofferenza, ma lo fa perché ha il potere di trarre il bene anche dal male. E’ questo il senso della Pasqua che stiamo vivendo: dal male il Signore trae il bene, dalla morte la vita, dall’uccisione del suo Figlio innocente, il male più grande che l’umanità potesse fare, il bene più grande, la salvezza per tutto il genere umano.


Così, questa nostra difficoltà, può diventare una nuova sfida per la nostra Chiesa per un cammino autentico di riconciliazione per imparare a camminare insieme, collaborare, amarci e rivitalizzare la nostra vita spirituale.
E’ l’unità di tutta la nostra Chiesa locale l’obiettivo che dobbiamo perseguire con tutto il nostro impegno, è il camminare insieme, è l’unità, l’armonia dei rapporti, la collaborazione nei vari percorsi pastorali, in cui non sono importanti tanto i programmi che ci proponiamo, quanto lo stile di unità con cui li realizziamo.
E questa sera in cui i sacerdoti sono chiamati a rinnovare le loro promesse sacerdotali, è opportuno ribadire che è particolarmente importante l’unità del presbiterio, realtà in cui più di tutte si annida il maligno, perché è solo da questa unità che può venire la fecondità del nostro impegno pastorale.
Ma la circostanza che stiamo vivendo è troppo importante perché ci soffermiamo sulle nostre miserie, è più importante che guardiamo a Lui al suo insegnamento e ai doni grandi che ci ha lasciato.


Nel vangelo di Luca che abbiamo ascoltato Gesù si presenta come colui che, consacrato con l’unzione dello Spirito è stato inviato ad annunciare ai poveri la Buona Novella. Questa sua missione la vive anche oggi attraverso la sua Chiesa, continuando a proclamare a noi prigionieri del nostro peccato la liberazione, a noi ciechi la vista, a noi oppressi la libertà, affinché noi sua Chiesa, noi suo Corpo vivente, possiamo a nostra volta donare a tutti la sua parola, l’annuncio e la realtà del suo perdono.


Gli oli che verranno consacrati esprimono l’unità della Chiesa attorno a Cristo, che attraverso di essi si fa presente in ogni comunità parrocchiale per donare a tutti quella vita, quella salvezza e quella liberazione per cui è stato inviato.
Questi oli esprimono la forza salvifica che da Lui promana e che raggiunge tutti: i battezzandi, i cresimandi, gli ordinandi presbiteri, i malati.

Con l'olio dei catecumeni i battezzandi vengono preparati e disposti a ricevere il battesimo e appena battezzati vengono unti con il santo crisma, così come con esso vengono segnati coloro che ricevono il sacramento della Confermazione; è nel Battesimo che Cristo continua a liberarci e questa liberazione ritorna a noi nel sacramento della Riconciliazione, è nella Cresima che lo Spirito si dona in tutta la sua pienezza, è lì soprattutto che diventa luce per i ciechi, forza vitale, fuoco che riscalda il cuore; con l’olio degli Infermi è Cristo che continua  il suo ministero di attenzione e vicinanza ai malati, affinché vi trovino sollievo nelle loro infermità, guarigione, annuncio di qualcosa che è  più grande della salute fisica e che prepara al Regno di Dio.


Con il Santo Crisma inoltre vengono unte le mani dei presbiteri e il capo dei vescovi, le chiese edifici e gli altari durante il rito della dedicazione. E’ proprio per questo che in questa Eucaristia si radunano e concelebrano i presbiteri, dal momento che nella preparazione e consacrazione del crisma sono testimoni e cooperatori del loro vescovo, così come sono partecipi del suo ministero nella edificazione, santificazione e guida del popolo di Dio.
Qui si manifesta chiaramente l'unità del sacerdozio di tutto il popolo di Dio e di quello ministeriale, espresso nei suoi tre gradi di episcopato, presbiterato e  diaconato.


Questa interdipendenza dei due sacramenti sacerdotali per eccellenza, l'Ordine e l'Eucaristia, ci indica come il principio di ogni nostra attività deve muovere questa circolazione vitale intorno al mistero della presenza e del sacrificio di Cristo, intorno alla Messa, alla Liturgia, compiuta dall’assemblea e presieduta dal sacerdote.
Questo è il cuore, questo è il centro, questa è l’agape, è la carità, mancando la quale tutto è incompleto, tutto è vano, anche nel ministero più zelante.


Questa presenza salvifica di Gesù in mezzo al suo popolo avviene attraverso il sacerdote, ministro, servo di queste realtà, dispensatore di questi doni, per questo oggi, in questa celebrazione, c’è una attenzione particolare a noi sacerdoti, che siamo chiamati a rinnovare le nostre promesse di fedeltà a Cristo e il nostro impegno a servire i nostri fratelli nelle cose che riguardano Dio. E’ il rinnovamento delle nostre promesse che rinnova la giovinezza del nostro sacerdozio, che gli dà creatività, freschezza e fecondità, qualunque sia l’età anagrafica che abbiamo.
“Lo Spirito del Signore è su di me” abbiamo sentito annunciare nella Parola di Dio e lo abbiamo cantato, lo Spirito ci spinge costantemente a conversione.


Spesso, e giustamente, cerchiamo strade nuove per l’annuncio del Vangelo, le nostre comunità devono strutturarsi in modo nuovo per far fronte alle mutate esigenze e sensibilità delle persone di oggi, alla mutata situazione sociale, alla carenza di sacerdoti, al diminuito numero dei fedeli, ma non è sufficiente nel nostro impegno pastorale che trasformiamo le strutture per dare più efficacia al nostro lavoro apostolico, ciò di cui c’è bisogno al di sopra di tutto è il cambiamento, la conversione del cuore, del mio cuore.


Solo un cuore abitato dal Signore Gesù può darmi quello stile di vita che rende percettibile all’esterno la sua presenza in me. Gesù ha detto: “se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di lui” Questa non è solamente una bella immagine! Se il cuore del sacerdote ama Dio e vive nella sua grazia, Dio uno e trino viene personalmente per abitare nel cuore del sacerdote. Certamente Dio è onnipresente, abita dappertutto, il mondo intero è come una grande chiesa, ma il cuore del sacerdote è come il tabernacolo nella chiesa. Lì Dio abita in modo del tutto misterioso e particolare!
Un vescovo, interrogato da alcuni fedeli su cosa potevano fare per i loro sacerdoti rispose: “andate a confessarvi da loro!”. Quando un sacerdote non è più confessore, diventa un operatore sociale religioso. Gli viene infatti a mancare l’esperienza del più grande successo pastorale, quando, cioè, può collaborare affinché un peccatore, grazie anche al suo aiuto, esca dal confessionale rinnovato interiormente e santificato, quando il sacerdote partecipa in prima persona, o meglio, in persona Christi, alla battaglia contro il male.


Nel confessionale il sacerdote può fare molto bene e ricevere molto bene: il vedere l’azione della grazia su tante persone, il vedere il desiderio e l’impegno di molti ad essere liberati dal male, lo aiutano a ricevere stimoli, incoraggiamenti e ispirazioni  nel suo impegno di sequela di Cristo.


La grazia particolare del sacerdozio è proprio quella che il sacerdote possa sentirsi a casa sua in entrambi i lati della grata del confessionale, come penitente e come ministro del perdono. Un sacerdote che non si trova con frequenza sia da un lato che dall’altro della grata, si priva di una grazia grande che gli fa toccare con mano l’azione e la vittoria di Cristo sulle nostre morti, gli fa sperimentare ed esprimere  l’amore e la misericordia di Dio, la sua tenerezza di padre, la sua gioia nell’accogliere il figlio pentito che ritorna a lui.
E’ questo l’impegno che vorrei lasciare a tutti: vivere la Pasqua non solo con le celebrazioni, ma accostandoci frequentemente a quel sacramento che la rinnova ogni volta in noi facendoci passare dalla morte del peccato alla vita della risurrezione nel rapporto di grazia con Dio e ci fa progredire gradualmente nella vita spirituale, nella realizzazione della santità a cui tutti indistintamente siamo chiamati.
L’altro impegno che ci siamo assunti comunitariamente quest’anno è quello di essere missionari qui da noi, uniti a Don Michele Farina che è andato ad annunciare il vangelo a Cuba. Questa sera è spiritualmente con noi, mi scriveva, non più tardi di ieri
“In questi giorni, in occasione della Messa Crismale  ho ricordato spesso Lei, i confratelli savonesi, le mie parrocchie del centro storico, nella speranza che la costruzione di questo ponte tra S. Clara e Savona possa procedere rapidamente ed essere attraversato da persone, esperienze ecclesiali, che possano arricchire le nostre due Chiese sorelle! Tutto mi sembra un grande  dono e una grande possibilità, a dimostrazione che il Signore ogni giorno ci tende la sua mano instancabilmente.

Dal 29 al 31 maggio avremo qui in parrocchia l’ immagine della Virgen de la Caridad del Cobre che sta visitando tutte le comunità dell'isola (un anno e mezzo di peregrinazione tutti i giorni, visitando tutte le parrocchie, cappelle, case di missione, caney), un evento straordinario per i cubani, atteso da tutti, in occasione del 400° anniversario del ritrovamento della statua. Stiamo preparando questa visita con una missione parrocchiale porta a porta, stiamo bussando a tutte le porte delle case delle nostre parrocchie (70 missionari laici, che ogni giorno "annunciano" due a due come i discepoli), abbiamo già bussato alle porte di quasi 500 case in due settimane, a maggio si farà una seconda visita alle stesse case di modo che non sia solo un semplice invito ma sia un'occasione di evangelizzazione. La gente sta rispondendo con grande entusiasmo. Lo stesso si farà a maggio in tutte le comunità del campo, dove i missionari saranno le stesse persone che frequentano costantemente gli incontri e le celebrazioni... c'è grande fermento!”
Quando Don Michele è partito sapevamo che avremmo ricevuto da questa esperienza molto più di quanto potevamo dare, ora lo tocchiamo con mano: l’entusiasmo, la risposta di queste persone private per cinquant’anni della Parola di Dio e dei sacramenti ci stimoli, ci scuota dalle nostre tiepidezze e indifferenze e ci faccia essere missionari qui da noi, come ci siamo riproposti.
Come essere missionari? Ce lo suggerisce la Parola di questa sera:
facendoci ancora una volta discepoli di questa Parola per portare il lieto annunzio alle grandi povertà di oggi;


fasciare e lenire le piaghe dei cuori (e basta onestamente guardarsi attorno con più attenzione, sensibilità, compassione);
proclamare efficacemente la libertà, impegnarci per libere noi e gli altri da ogni forma di schiavitù; consolare e allietare ogni espressione, anche drammatica, di sofferenza e di dolore; il dare senso al nostro tempo quotidiano e al periodo storico che viviamo, certi
che come sacerdoti e diaconi possiamo "promulgare l'anno di misericordia del Signore", dono di Sé fatto a noi, non ieri, non duemila anni fa, ma oggi nella Messa che stiamo insieme celebrando.

Concludendo, noi sacerdoti consacrati dal crisma che stiamo nuovamente per benedire, e tutte le persone presenti segnate dall'olio dei catecumeni e dal crisma, dobbiamo promuovere la grande speranza cristiana, donare la voglia di vivere, di essere missione d'amore per chi ci avvicina, e ancor più condivide la nostra vita. Ridiciamo tutto questo con le parole della preghiera finale di questa S. Messa: «Concedi Dio Onnipotente, che, rinnovati dai santi misteri, diffondiamo nel mondo il buon profumo di Cristo».

Amen

Savona, 21 aprile 2011









Com U.S. Diocesano

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