Un incontro ad hoc sull’ospedale di Cairo con il ministro alla Sanità, Renato Balduzzi. Il sindaco cairese Fulvio Briano l’aveva annunciato durante la manifestazione del 22 settembre: sapendo che il ministro sarebbe stato ospite ad Acqui per il ciclo di conferenze annualmente organizzate dalla diocesi, e contando sulla mediazione del vescovo Pier Giorgio Micchiardi, Briano era riuscito a strappare la promessa di un incontro-lampo a margine della conferenza. Conferenza che poi si è prolungata oltre i programmi, tanto da rendere davvero fulmineo il faccia a faccia con il ministro che, però, aveva già anticipato la questione proprio durante il convegno.
Nel suo intervento, il ministro Balduzzi aveva, infatti, citato proprio quello di Cairo come esempio di ospedale di frontiera, sottolineando come il nosocomio cairese, vero presidio di confine, abbia un contesto delicato ed articolato che sarebbe giusto affrontare la questione in un incontro ad hoc. Insomma, chiaro messaggio verso Briano e i valbormidesi e massima disponibilità, ribadita nel brevissimo faccia a faccia, che Briano non si è lasciato sfuggire.
Già questa mattina è stata inviata la richiesta ufficiale all’indirizzo di riferimento lasciato dallo stesso ministro, per concordare luogo e data dell’incontro. Un’iniziativa non di protesta contro la Regione o l’Asl (non un tentativo di scavalcarli, in sostanza), ma la preziosa possibilità di valutare direttamente con il ministro “le conseguenze che il nuovo piano sanitario e di riorganizzazione della rete di emergenza avrà per tutto il comprensorio valbormidese. Certo la situazione rimane quella decisa a livello regionale, ma se ci sono margini per un miglioramento, che inserisca tagli e riduzioni in un contesto reale di ospedale di confine, come l’ha definito il ministro, e di peculiarità della Val Bormida, abbiamo il dovere di tentare anche questa carta”. Così come si affronterà il problema della viabilità visto che dalla società Autostrade è arrivato un perentorio rifiuto alla realizzazione di un casello, anche solo “di sevizio” per i mezzi di soccorso, a servizio dell’ospedale San Paolo, definito dalla Società “impossibile tecnicamente”.
Parlando del piano sanitario rimane, poi, ancora da capire come cambierà concretamente l’ospedale. Ovvero, ormai assodato che il Pronto soccorso verrà a giorni declassato a Punto di primo intervento, gli annunci dei consiglieri regionali savonesi su mantenimento dell’attività sulle 24 ore, reperibilità cardiologica, anestesiologica e radiologica, mantenimento dei letti OBI, è confermata? E così le attività ambulatoriali specialistiche ad oggi presenti? E i 6 posti per acuti in Medicina troveranno davvero spazio nell’ottica di reparto per lungodegenti?














