Le ricorrenze, si sa, servono a far riflettere, anche se per un poco, su ciò che siamo stati e, quando la ricorrenza tratta di eventi storici, essa ci permette di salire ad un livello di osservazione più alto dove l’orizzonte di comprensione si allarga oltre i confini individuali e contribuisce a rinvigorire il carattere fondamentale su cui si basa la forza di una comunità :
l’ identità collettiva.
Purtroppo questo importante esercizio della memoria condivisa non sembra appartenere al costume dei savonesi contemporanei.
Già lo scorso anno ci siamo giocati Il cinquecentenario della morte di Giulio II della Rovere nipote del primo Papa savonese Sisto IV ( Francesco) della Rovere e quest' anno saltiamo anche l' anniversario dello zio essendo lui nato, appunto, il 21 di luglio 1414. Il Papa che oltre ad avere dato il proprio nome alla piazza del Palazzo Comunale, ha contribuito con il suo incredibile mecenatismo allo splendore della cultura rinascimentale.
Seicento anni sono un arco di tempo simbolicamente significativo eppure nessuno sembra coglierne l’ importanza . Non le istituzioni pubbliche, come il comune di Celle (luogo di nascita di Sisto), o gli amministratori di Savona e della provincia che evidentemente hanno altro a cui pensare. Non i media che raramente esercitano lo sguardo lungo oltre la cronaca, non gli intellettuali, se ancora ne esistono, troppo impegnati nella coltivazione dei loro personali orticelli, persino le associazioni di cultura locale appaiono colpite da una forma di alzheimer collettivo.
Sono state programmate cerimonie, iniziative, eventi, pubblicazioni per celebrare questo importante traguardo storico ?
Apparentemente no ! Nulla di nulla.
Se pensiamo che persino Charles Darwin ha avuto la sua brava commemorazione a Savona in occasione del duecentenario della nascita (sicuramente realizzata sulla scia delle altre manifestazioni del - Darwin Day- nate nel mondo anglosassone dove, lì si ! la memoria è da sempre coltivata e rispettata); allora non si può non provare perplessità, ma soprattutto rabbia per l’insipienza che ci rende inconsapevoli dei nostri valori. Quando manca una coscienza condivisa si diventa egoisti e con l' individualismo non c’è futuro, come già aveva intuito Goffredo Mameli nei versi del nostro inno nazionale :
“Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perchè non siam popolo
Perchè siam divisi....”
Ma anche questa seconda strofa noi non arriviamo mai a cantarla perchè è faticoso ricordarla e comunque è più facile ripetere semplicemente la prima, così il deficit della nostra memoria continua.
Santino Nastasi













