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Al direttore | 04 settembre 2015, 08:14

"La Liguria non approvi lo "Sblocca Italia" sugli inceneritori": lettera aperta del coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

"La Liguria non approvi lo "Sblocca Italia" sugli inceneritori": lettera aperta del coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

Egr. Sig Presidente,
ci rivolgiamo direttamente a Lei con questa “Lettera aperta” per chiederle che LA REGIONE LIGURIA NON APPROVI lo schema di Decreto attuativo ai sensi dell'art. 35, comma 1, della legge 164/2014 detta "SBLOCCA ITALIA" in sede di Conferenza Stato-Regioni il 9 settembre 2015.
Lei ha più volte affermato non solo di non volere un inceneritore nella nostra regione, ma di voler procedere ad una revisione del Piano Regionale Rifiuti recentemente approvato proprio al fine di promuovere al massimo la raccolta differenziata spinta e il recupero di materia, ottemperando così alle normative comunitaria e italiana che impongono una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti: prima la riduzione dei rifiuti prodotti, il riutilizzo e il riciclaggio con recupero di materia e solo al penultimo posto l'incenerimento con recupero di energia, appena prima della fase residuale dello smaltimento (con incenerimento senza recupero di energia od in discarica).
Tale articolo interferisce dunque con i programmi regionali che la sua Giunta sta ponendo in essere e impatta pesantemente sull’autonomia della nostra Regione, imponendoci di fatto la realizzazione di un impianto di incenerimento. Definendo, infatti, gli inceneritori “infrastrutture strategiche di
preminente interesse nazionale”, si prevede che il Consiglio dei Ministri possa decidere in merito, anche contro il parere del Consiglio Regionale.
Rileviamo che il decreto attuativo, oggetto di discussione e adozione il prossimo 9 settembre alla Conferenza integrata Stato-Regioni:
• non considera l'incremento di riciclo di materia al 70% attualmente in discussione a livello UE, nell'ambito del dibattito sull' "Economia Circolare" e che il prevedere una produzione costante nel tempo di rifiuti significa non considerare l’obbligo comunitario di predisporre piani di riduzione della produzione dei rifiuti;
• individua l’incenerimento come unico strumento di trattamento per il rifiuto residuo e gli scarti della raccolta differenziata, non prevedendo scenari operativi alternativi per il RUR, come gli impianti a freddo, che soddisfano l’obbligo di adottare “ogni altra operazione di recupero di materia, con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia”;
• non considera che gli impianti di incenerimento richiedono investimenti altissimi che sono tutti a carico della collettività, e che non hanno alcuna flessibilità dato che devono bruciare per almeno 20 anni le medesime quantità di rifiuti.
Gli inceneritori di rifiuti, impattano pesantemente con l’ambiente e con la salute umana a causa delle emissioni in atmosfera di gas serra, ma anche per la diffusione nell'ambiente circostante per decine di chilometri dal sito stesso, di grandi quantità di sostanze tossiche e cancerogene come diossine, furani e metalli pesanti. Questi agenti differentemente nocivi anche per il loro possibile
effetto sinergico, causano non solo tumori ma anche altre gravi malattie non neoplastiche come dimostrato da una ormai consolidata letteratura scientifica sia a livello nazionale che internazionale
(Helliott, 1996; Ranzi, 2011; Arpa Piemonte, 2015; ecc.).

Pertanto la scelta dell'incenerimento si pone ulteriormente in contrasto anche con la normativa europea (Direttiva 98/2008/CE) ed italiana vigente (T.U. legge 152/2006 e smi) a tutela alla salute e all'ambiente: "Gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana, senza recare pregiudizio all’ambiente e, in
particolare: a) senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna; b) senza causare inconvenienti da rumori od odori e c) senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse".
Fatte queste doverose premesse, Egr. Sig. Presidente, siamo a ricordarLe che la popolazione ligure ha già ampiamente pagato sia in termini monetari, ma ancor più con danni alla propria salute, il prezzo altissimo di anni di gestioni scellerata dei rifiuti. Un territorio come il nostro, densamente abitato e a prevalente vocazione turistica, per decenni è stato pesantemente inquinato da ben tre
centrali a carbone e decine di discariche.
Per questo riteniamo inaccettabile che si ipotizzino altre fonti inquinanti come gli inceneritori o l'utilizzo della Tirreno Power di Vado (SV) o di altri impianti presenti per incenerimento o combustione di CSS.
Le chiediamo quindi che la bozza di decreto attuativo venga respinta e di farsi invece promotore:
- dell'adozione in tutto il territorio regionale del sistema di raccolta porta a porta spinto con
tariffazione puntuale, per cui ogni cittadino pagherà in base a quanto rifiuto indifferenziato
produrrà, in ottemperanza al principio normativo “chi inquina paga”;
- della realizzazione di impianti di compostaggio per la frazione organica e della frazione verde
(foglie, sfalci e potature) che costituisce quasi il 40% dei rifiuti prodotti;
- della creazione di impianti di selezione a freddo con recupero di materia, senza produzione di CSS
o combustione di biogas, per la gestione del residuo indifferenziato, in modo da fare entrare in
breve tempo la Liguria, nel novero delle regioni virtuose.
Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti
Francesca Antonelli e Renata Vela, referenti regionali del Movimento Legge Rifiuti Zero

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