Nel pomeriggio del 22 marzo 1990, nel piccolo appartamento in Via Untoria a Savona al civico 14, interno uno, si presenta a chi entra, una scena impressionante, un corpo femminile a terra con la testa fracassata in un lago di sangue. Il corpo femminile in realtà, appartiene ad uno dei primi transessuali Italiani, Donatella di 51 anni, bionda, con i capelli tagliati corti, occhi dal taglio orientale e dal corpo minuto. Un tempo era Salvatore, da Sassari, che si sentiva una femmina intrappolata in un corpo da maschio e sin da adolescente preferiva indossare abiti femminili. Dopo un complesso intervento chirurgico a Londra, cambia sesso a livello anatomico e ottiene nel novembre del 86, di essere registrato anzi registrata, come donna, all’anagrafe con il nome Donatella, fu il primo caso in tutta Italia. Inizia per lei una nuova vita. Era facile notarla, trascorrere la notte in minigonna e abiti succinti , seduta sul cofano della sua BMW metallizzata, posteggiata nello slargo del distributore a fungo, proprio di fronte alla Calata Sbarbaro, in attesa di clienti occasionali, tanti si fermavano per curiosità, altri e non pochi, si allontanavano in sua compagnia.
Donatella aveva molti clienti affezionati, sia di Savona che di fuori, i quali si sarebbero fatti scannare piuttosto che ammettere di frequentarla. La loro voglia di riservatezza forse era comprensibile, Savona era, ed è ancora oggi, una città molto provinciale e bigotta che vive nella ipocrisia più totale, come un sasso conserva una apparenza normale ma quando lo sollevi , sotto, ci trovi un microcosmo di insetti e vermi che si affaccendano in mille cosucce. In effetti la Squadra mobile convoca in Questura uomini che sono imbarazzatissimi ad essere interrogati a causa della conoscenza che coltivavano con Donatella.
Non aveva solo clienti occasionali, ma anche brevi relazioni, visto il lavoro che svolgeva che non presupponeva una vita regolare. Con alcune <colleghe> aveva detto di essere stanca e di voler trasferirsi a Genova e rilevare un albergo, quindi la sua situazione economica era florida, aveva anche detto di essere preoccupata per delle minacce ricevute.
Nell’appartamento si accedeva attraverso un portoncino dalla strada e poi attraverso un cancelletto, le cui chiavi erano in possesso, ed in uso frequente, ad almeno sei amici. Gli inquirenti trovano due bicchieri usati ed una bottiglia di liquore, oltre al tubo di metallo con cui fu colpita al capo, inoltre si accerta che prima di essere uccisa la vittima fu stuprata con un oggetto, forse una bottiglia di grosse dimensioni. Nel gennaio del 93, viene fermato e interrogato un uomo, che per qualche tempo aveva frequentato Donatella. Il fermo diventa arresto, è un necroforo del cimitero di Stella, che afferma di aver trovato il transessuale già morta in un lago di sangue. Chi lo incastra è un vicino che lo avrebbe visto entrare dalla Donatella la sera dell’omicidio. Vero è che egli ne era il fidanzato, ma in seguito la storia finì e i due rimasero in buoni rapporti. Il presunto colpevole verrà rinviato a giudizio in Corte di Assise, sfileranno 54 testimoni, il poveretto verrà completamente scagionato per non aver commesso il fatto, dopo aver soggiornato in galera per 4 anni circa, e dopo la sua assoluzione chiederà un risarcimento di 100 milioni, che otterrà solo in parte, ma arriverà anche la sua prematura morte nel 98.
Assolto il necroforo, le indagini proseguono su diverse direttrici, si trovano delle analogie con altri omicidi accaduti a SanRemo ( Wanda Rovatti e Anna De Sitter ) e a Pontecurone, piccolo comune al confine tra Piemonte e Lombardia, ( Laura Iarossi ), ma le indagini non portano a collegamenti certi. Si indaga anche su una responsabilità dell’assassino seriale Donato Bilancia, ma anche qui è un vicolo cieco. Ci si accorge che le indagini forensi per stabilire l’ora esatta del decesso sono imprecise, quindi bisogna rivedere tutti gli alibi dei sospettati che non sono pochi e che si cercano tra i frequentatori della vittima.
Per un pò di tempo le ricerche segnano il passo e alla fine si archivia il caso, poi nel maggio del 98 la Procura lo riapre e a circa 16 anni dal delitto, dopo un esame delle impronte digitali trovate nell’appartamento , viene indagato ed arrestato un pregiudicato per reati contro il patrimonio, nativo di Cengio, che anch’esso, in seguito sarà scagionato perché «non sussistono i gravi indizi di colpevolezza».
A tutt’oggi sono passati 25 anni, si sono susseguiti tre diversi capi della squadra mobile, due processi conclusi con due assoluzioni, ore e ore di interrogatori, indagini scientifiche e non, senza che nessun vero colpevole sia stato assicurato alla Giustizia. Questo di Donatella è uno degli omicidi tuttora irrisolti, avvenuti a Savona. Quindi abbiamo un omicida, con dei tratti perversi, che continua a girare in piena libertà a Savona.
Roberto Nicolick













