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Eventi | 02 maggio 2018, 15:18

Downhill: il team RxM di Finale Ligure conquista ottime posizioni in provincia di Pavia

1° round del Circuio Nazionale "Gravitalia" a Pian del Poggio

Fotogallery di Elena Martinello

Fotogallery di Elena Martinello

Il team RxM di Finale Ligure continua a ottenere ottimi risultati sportivi. In occasione del 1° round del Circuito Nazionale “Gravitalia” DH il sodalizio finalese a Pian del Poggio, in provincia di Pavia, vede Genc Marku 3° di categoria Under 23 e 18° assoluto Open, Fabio Grillanda 6° di categoria Under 23  e 23° assoluto Open, Martino Accame 21° di categoria U23 e 43° assoluto Open, Mirco Bolla - c. regionale 8° di categoria Allievi, Nicolò Pedemonte 20° di categoria Allievi, Gioele Borghello 22° di categoria Allievi e Lorenzo Folco 12° di categoria Juniores.

La RxM ASD, pur di recentissima costituzione (e da poco entrata a far parte della Polisportiva del Finale) sta già facendo grandi numeri. E questo è sicuramente merito di un team di preparatori affiatato che non vede certo la gara come fine ultimo ma, al contrario, punta alla crescita fisica, personale, caratteriale ed emotiva del giovane prima di tutto come individuo, ancora più che come atleta. Questa è la filosofia di RxM. In occasione del 1° campionato regionale downhill ne avevamo parlato con la fondatrice Enza Marino, il preparatore tecnico Giulio Lisanti e con Cristian Borghello, che si occupa degli allenamenti in palestra (leggi articolo QUI).

In occasione di questa gara, invece, ne parliamo con la psicologa dello sport Claudia Bonicatto, che commenta: “La componente psichica è importante più di quanto possa sembrare, in quanto investe molteplici aspetti, dal coordinamento occhio/arti, ai fattori di stress, alla memoria. Noi facciamo in modo di avviare dei circoli virtuosi: il mental coach non impone strategie e regole ritenute univoche e vincenti, in quanto ogni singolo individuo ha la propria personalità. Al contrario, noi cerchiamo non solo di potenziare la performance, ma di creare benessere nell’individuo. E poiché stiamo parlando di sport che possono avere un coefficiente di tensione e di rischio, aiutiamo anche il giovane atleta a superare l’infortunio o la sconfitta, aspetti che senza un adeguato supporto potrebbero innescare meccanismi mentali viziosi.

A parte questo aspetto, è necessario attivare tutte le capacità percettive e di azione dell’atleta, lavorando in sinergia con i preparatori sportivi. Infatti non si deve ricorrere alla figura dello psicologo quando le cose vanno male ma, al contrario, lavorare sulla prevenzione per far sì che nel giovane anche le debolezze possano diventare delle leve di potenziamento”.

Alberto Sgarlato

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