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Cronaca | 17 luglio 2019, 16:00

"Ai migranti diamo il polmone che costa poco", e chi si ribellava veniva preso a calci. Ecco le intercettazioni dell'inchiesta sui centri di accoglienza. Indagata Alessandra Lazzari (foto e video)

L'ex vice prefetto di Imperia e ex vice capo gabinetto della Prefettura di Savona oggi a Torino è indagata.

"Ai migranti diamo il polmone che costa poco", e chi si ribellava veniva preso a calci. Ecco le intercettazioni dell'inchiesta sui centri di accoglienza. Indagata Alessandra Lazzari (foto e video)

“Il polmone costa un euro, un euro e mezzo al chilo, lo mangiano, cuore, polmone, quella roba lì… costa poco, costa meno del pollo”. La frase è contenuta negli atti dell’inchiesta ‘Patroclo’, condotta dalla Guardia di Finanza di Imperia e coordinata dalla Procura, che ha portato a quattro arresti, tra Sanremo e Torino, a cui si aggiungono tre indagati, tra questi l’ex vice Prefetto di Imperia e vice capo gabinetto della Prefettura di Savona, oggi nel capoluogo piemontese, Alessandra Lazzari e due commercialisti di Torino.

L’indagine, partita nel 2017, condotta dal Procuratore Aggiunto Grazia Pradella e dal sostituto Francesca Sussarellu, che ha poi lasciato le redini a Francesca Buganè Pedretti, riguarda la gestione dei due centri di accoglienza straordinaria per migranti a Sanremo e Vallecrosia, affidati alla cooperativa di Cuneo Caribu.

Questa mattina la presentazione dell’inchiesta alla presenza anche del Procuratore Capo Alberto Lari, del comandante provinciale della Guardia di Finanza Alfonso Ghirardini e del comandate della Finanza a Sanremo Luana Pelagalli. Le persone arrestate, socie occulte della cooperativa, sono Gianni Morra, la compagna Emanuela De Mita, Guido Tabasso, avvocato di diritto societario e Antonella Morra, sorella di Gianni.

I primi tre sono stati arrestati per associazione a delinquere, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e auto riciclaggio, stesso reato contestato ad Antonella Morra.

La frode, secondo i conti delle Fiamme Gialle ammonta a un totale di 1 milione 300mila euro, su 1 milione 700mila euro di fondi pubblici erogati, ma i particolari dell’inchiesta, emersi durante le intercettazioni telefoniche, dipingono un quadro decisamente agghiacciante su quelle che erano le condizioni in cui versavano i migranti ospiti nelle due strutture. Il Gip li ha definiti “trattati come bestie o peggio”.

Un comportamento, quello degli arrestati, definito grave, anche a causa di controlli che il Procuratore Aggiunto Grazia Pradella ha definito “superficiali” da parte della Prefettura. Nel mirino degli inquirenti c’è anche l’ex vice Prefetto Alessandra Lazzari, oggi a Torino. In particolare è indagata perché avrebbe forzato la procedura di riassegnazione della gestione del Cas di Vallecrosia alla cooperativa di Cuneo, senza che sia stato fatto un bando di gara.

Da quello che è emerso, i soci di Caribu gestivano con totale disinvoltura i fondi erogati dalla Prefettura, decidendo che 17 dei 35 euro al giorno destinati a ogni migrante, finissero nelle casse di un’altra società, la Libra srl, “indipendentemente dalla effettiva prestazione dei servizi”. Dalle indagini è emerso inoltre che dietro alle società a cui venivano dirottati i fondi ci fossero le stesse quattro persone arrestate. Non solo: nella totale disinvoltura della gestione dei fondi, rientravano anche acquisti personali, come una pompa d’acqua per la piscina o biancheria intima, entrambi i beni acquistati da Emanuela De Mita.

Tra le varie attività illecite contestate da Procura e Finanza, anche l’emissione fino a sei volte della stessa fattura, oltre al subaffitto a società controllate dagli stessi soggetti, al triplo del prezzo originale, dell’immobile in cui avevano sede i centri di accoglienza.

“centoventi (migranti) per 30 vuol dire che fanno 3600 euro al giorno […] per 31 giorni sono 111mila euro al mese”, dice Morra durante un’intercettazione telefonica del 4 gennaio 2018.

Da quello che emerge ulteriormente nelle intercettazioni, tra i migranti c’era chi aveva capito il business portato avanti da Morra e soci, e ha provato a farlo presente, per ricevere però pesanti ripercussioni, anche dal punto di vista fisico: “Nella riunione, io seduto e loro tutti in piedi – dice Morra all’avvocato Tabasso – A un certo punto dico ‘questa è una famiglia’, qua e là, su e giù. Esce fuori uno con il dito puntato e mi dice: ‘il business è tuo, guadagni te i soldi’. L’ho preso per i capelli, gli ho tirato un calcio nelle giunture delle gambe, si è inginocchiato da solo…”. “…eeh… appunto…”, replica Tabasso, e Morra, di nuovo: “… subito, subito!! Poi stava andando via questo qua e altri due un po’ ‘schiena’, vieni un po’ qua!, vai a cambiarti va!! Che adesso ti faccio diventare bianco, dai il bianco, ai muri!”.

“Chi provava a ribellarsi – ha detto Grazia Pradella – dall’intercettazione abbiamo la prova che è stato menato, soprattutto umiliato, qui si tratta non solo di gesti di violenza, ma anche di gesti di umiliazione da parte del principale indagato”.

Francesco Li Noce

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