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Attualità | 07 agosto 2020, 18:25

Il TAR boccia il calendario venatorio ligure. L'assessore Mai: "Pronta una soluzione alternativa"

La Regione valuta il ricorso al Consiglio di Stato. Il Coordinamento Ambientalista esulta: "Manca un piano faunistico venatorio aggiornato. Non rispettati i pareri ISPRA"

Il TAR boccia il calendario venatorio ligure. L'assessore Mai: "Pronta una soluzione alternativa"

Con sentenza n. 568 depositata oggi, 7 agosto, la seconda sezione del TAR della Liguria ha definitivamente annullato la delibera della Giunta Regionale dello scorso  30 aprile con cui si disciplinava la stagione di caccia per tutto il territorio regionale per la stagione 2020/21, che era già iniziata per la caccia a capriolo e daino. La caccia anche a queste specie da oggi è vietata. L’apertura generale a quasi tutte le altre specie era fissata per la terza domenica di settembre.

Una bocciatura per le scelte dell'amministrazione reginale, che però non si dà per vinta: "Regione Liguria ha già attivato il procedimento di approvazione di un nuovo calendario al fine di garantire il regolare inizio della stagione venatoria - dichiara l'assessore Mai -. Contestualmente come Regione valuteremo le iniziative legali più opportune anche al fine di un appello delle decisioni del Tar Liguria al Consiglio di Stato".

A esultare è invece il Coordinamento degli Ambientalisti composto da LAC, LAV, ENPA e WWF che contestano "la pervicace e fallimentare politica di aggressione al patrimonio naturale dei nostri amministratori, come testimoniato anche da recenti sentenze da recenti sentenze della Corte Costituzionale in materia di parchi e fauna, che hanno visto varie volte la Regione soccombente per atti illegittimi".

Le associazioni in questione hanno definito questa come una "sconfitta della Regione Liguria e delle cinque associazioni venatorie costituitesi in giudizio". 

"I giudici amministrativi hanno infatti rilevato innanzitutto che la Liguria è sprovvista di un piano faunistico venatorio regionale - spiegano in una nota le associazioni rappresentate da uno studio legale milanese -, che sia stato interamente sottoposto a valutazione di incidenza ambientale per l’impatto sulle specie selvatiche oggetto di caccia; il vecchio piano faunistico, prorogato più volte, è infatti privo di valutazione di incidenza (VINCA) per tutto il territorio spezzino. Questa carenza di istruttoria tecnica ha determinato la decadenza di tutto il provvedimento".

Continuano poi: "Ma a prescindere dal primo motivo, che prevale su tutti gli altri punti oggetto di impugnazione, il TAR è comunque entrato nel merito su altri aspetti della impugnazione dei ricorrenti, come criterio guida per i prossimi anni. In futuro la caccia agli acquatici deve fermarsi al 20 gennaio e non più proseguire sino al 31 gennaio; le specie moriglione e pavoncella devono essere tutelate; non potrà essere fissata una quinta giornata di caccia aggiuntiva ad alcune specie migratrici nei mesi di ottobre novembre; la caccia al tordo sassello e alla cesena deve terminare il 20 gennaio; non può essere fissata nei primi 10 giorni di febbraio la caccia al colombaccio".

"Il TAR ha censurato l’inottemperanza della Giunta regionale ai pareri dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), fondata  su relazioni 'alternative' con dati parziali e non aggiornati redatti da una società di consulenza privata, temporaneamente sovvenzionata dalla Regione stessa" conclude la nota delle associazioni.

Redazione

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