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Attualità | 10 gennaio 2021, 10:10

La Fiaba della Domenica: "Fuori casa! Dentro casa!"

L'operatività della comunità dei castori nel costruire le loro dighe come metafora dell'importanza del concetto di casa

La Fiaba della Domenica: "Fuori casa! Dentro casa!"

I castori sono animaletti decisamente simpatici.

Già il loro musetto, che ricorda un sorriso un po’ dolce e un po’ beffardo, affascina l’osservatore che da lontano, sia esso l’aquila dall’alto dei cieli sia esso l’uomo munito di potente teleobiettivo, si trovasse a scrutarlo nel veloce vibrare dei curiosi baffetti e nel continuo fronteggiarsi dei voraci dentini.

Il pelo luccicante e bagnato poi contribuisce in simpatia, oggi più che mai vera simpatia dopo l’avvento delle pellicce ecologiche

Ma ciò che rende i castori veramente speciali è la loro dimensione sociale: tutti per uno e uno per tutti!

Nel loro incessante e frenetico muoversi sulle rive dei fiumi, nel loro ardimentoso scalare gli alberi più inaccessibili, nel loro nuotare nelle più improbabili e gelate acque primaverili, vi è sempre il nobile intento di costruire casette, tane, rifugi per la famiglia e per il gruppo. E quando la lontra minaccia la loro pacifica operatività c’è sempre un castoro di guardia che con un fischio mette in allerta tutta la comunità.

Se un castoro più anziano, più giovane o più sprovveduto cade nelle grinfie di un rapace piombato dall’alto silente e potente, la comunità dei castori subito accorre e cerca di bloccare la risalita del nibbio e se il successo a loro non arride anche il pianto è corale.

E poi le “case”, le tane dei castori, costruite con la più grande maestria da questi piccoli ingegneri hanno sempre un accesso da terra e uno dall’acqua, in modo che la via di fuga sia sempre salvaguardata.

E già la casa! Il magico luogo ove ogni animaletto, castoro, lontra, orso, lupo, formica, leprotto, cerbiatto e ogni altro abitante del mondo, compreso l’uomo, che ne ha costruite di comodissime e complicatissime, si ritrova al termine di una lunga e vivace giornata per il meritato riposo.

La casa!  Il luogo ove i cuccioli vengono disegnati da mamma e papà, ove si spegne il percorso di un animale in questa vita e ove trasmette, nello spegnersi, la fiamma della saggezza e della bontà ai suoi simili più giovani.

La casa!  Teatro di passioni, di drammi, di gioie e di dolori, di incomprensioni, di consolazioni.

Ecco, il luogo della consolazione, così definiva la casa il capo del villaggio dei castori Dante che, con la moglie Sofia, amministrava con somma giustizia il grande villaggio dei castori in riva al fiume tempestoso.

E ogni castoro con la sua famiglia, rispecchiava nella propria casa tutte le aspettative sue e dei suoi cari. La casa era proprio l’immagine di ciò che ogni castoro desiderava nel mondo, il suo esserci per sé e per la comunità.

Case accoglienti, sicure, calde, confortevoli per i castori forti e sicuri di sé, case un po’ instabili, pericolosamente lambite dall’acqua, fredde e disadorne per i castori delusi dalla vita, poco consolati, un vero cruccio per Dante e Sofia.

Tra tutte però, la vera, costante, dolorosa preoccupazione per i due saggi capi era la casa di Imeneo, anzi il vero cruccio era proprio Imeneo.

Questi era un castoro ancora giovane che aveva visto strappata dal suolo e dalla vita, in un giorno di sole, l’amata compagna Lavinia che, in un attimo di disattenzione era finita tra le fauci della volpe nascosta dietro un albero sul romantico sentiero percorso, zampa nella zampa, dai due castori.

Imeneo da quel giorno non si dava pace perché non solo non aveva potuto opporsi alla terribile volpe, ma perché, perso negli occhi di Lavinia, non ne aveva neppure percepito l’odore. E così si dava la colpa!

La sua casa che, con Lavinia accanto, Imeneo aveva reso la più bella del villaggio, da quel giorno era divenuta via via sempre meno accogliente, sporca, disadorna, fredda, una vera spelonca, priva di amore.

Ma non è tutto!  La sua casa, spesso alla sera, al rientro di Imeneo dall’inutile e pensoso girovagare nel bosco e al suo presentarsi davanti alla porta,  con voce beffarda gridava: “fuori casa!”

E non c’era modo di entrare, la porta rimaneva sbarrata; per quanti sforzi Imeneo facesse, non riusciva a entrare e doveva passare la notte all’addiaccio.

E’ pur vero che,  a volte, la casa gridava :”dentro casa!” e la porta girava sui cardini ammettendo Imeneo nella sua stessa dimora.

Il povero castoro non aveva il coraggio di dividere il suo dramma con nessuno, o meglio non ne aveva la forza psicologica, in un misto di scoramento, depressione, colpa e vergogna.

Quando, al mattino molto presto usciva di casa (ormai dormiva molto poco), il pensiero immediato che lo accompagnava per tutta la giornata, fino a sera, era: “la casa mi urlerà “fuori casa”o “dentro casa”? E più il tempo passava e più le volte del “fuori casa” aumentavano e più Imeneo temeva l’evento e più esso si verificava.

Se per caso passava una giornata un po’ più piacevole, accettando il costante impegno degli altri castori ad aiutarlo, restando un po’ meno nella grigia e tetra torre d’avorio della sua solitudine, invariabilmente, a sera, la casa urlava:”dentro casa!”

E così il povero castoro poteva  terminare una giornata meno sofferta con una nottata meno foriera di disperazione. Ma il segreto della casa era tutto suo, solo suo.

Ma una sera Sofia, più preoccupata del solito per le sorti del castoro solitario, decise, d’accordo col marito Dante, di andare da lui a casa a parlare per cercare di mutare la situazione e per far risalire la china a imeneo.

Arrivata nei pressi della casa di quest’ultimo e non vista da lui, Sofia poté assistere alla triste scena, ormai quasi quotidiana. La casa beffardamente, ingiungeva a Imeneo:”fuori casa”. E lui, rassegnato, si rannicchiava in un cantuccio fuori dalla porta e, ad occhi sbarrati, guardava il cielo prepararsi per la notte.

Incredula, quanto disperata, ma quanto più fermamente decisa ad aiutare Imeneo, Sofia uscì dall’ombra e affrontò il castoro solitario.

Questi, scoperto nel suo tragico segreto, scoppiò a piangere, con un ininterrotto flusso di lacrime.

E più piangeva con la testa nel grembo della vecchia Sofia e più a lei parlava e più parlava e più il suo cuore si alleggeriva.

Imeneo parlò di tutto, di quando, ancora cucciolo, spiava di soppiatto Lavinia, già perdutamente innamorato di lei, di quando, avendo compreso di essere ricambiato, per poco non svenne, di quando i loro progetti e i loro sforzi li avevano portati ad avere la casa più bella del villaggio, di quanto si fosse sentito inutile, in colpa, incapace dal giorno della tragedia, di quanto il tracollo della propria autostima lo avesse sfinito, tanto da non riuscire più ad aprire a sera la porta di casa.

Il mattino li colse addormentati, con Sofia che accarezzava, pur nel sonno, la testa del castoro triste che non era più triste perché quella notte aveva capito, grazie al calore di Sofia, che un castoro non è infallibile, che può subire dei drammi senza esserne l’artefice e che la sua Lavinia sarebbe stata sempre con lui nel suo cuore.

Ah, dimenticavo, da quella notte la porta di casa si aprì sempre perfettamente!

 Tratto da: "Le fiabe per... sviluppare l'autostima (un aiuto per grandi e piccini", di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, collana "Le Comete", Franco Angeli Editore. Con il patrocinio dell'Unicef. 

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;

k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;

In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 

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