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Eventi | 23 ottobre 2023, 16:16

"Auschwitz Non Finisce Mai: La Memoria della Shoah e i Nuovi Genocidi": la presentazione a Finale Ligure mercoledì 25 ottobre

Mimmo Lombezzi: "KFAR AZA: la logica del pogrom - In Margine a 'Auschwitz Non Finisce Mai: La Memoria della Shoah e i Nuovi Genocidi' di Gabriele Nissim"

"Auschwitz Non Finisce Mai: La Memoria della Shoah e i Nuovi Genocidi": la presentazione a Finale Ligure mercoledì 25 ottobre

Tre giorni dopo il pogrom del 7 ottobre, un articolo del Corriere (1) descrive le manifestazioni pro-Hamas che hanno animato alcune piazze romane. "La controffensiva della resistenza palestinese di questi giorni è la naturale e legittima risposta alla barbara occupazione pluridecennale dei territori palestinesi da parte di Israele," spiegano gli attivisti di Osa (Opposizione Studentesca d'Alternativa), un'organizzazione di studenti medi che si definiscono 'anticapitalisti, antifascisti, antisessisti e internazionalisti'. Essi interpretano il massacro in questo modo: "La prepotenza di Israele, legittimata a livello internazionale dal campo occidentale, ha trovato in questi giorni una risposta che mette paura non solo al regime sionista ma anche ai governanti nostrani, che rispondono con la repressione interna a chi chiede libertà e dignità per il popolo palestinese."

L'equivoco tra un "atto di genocidio", come quello perpetrato bruciando intere famiglie nei kibbutz al confine con Gaza, e gli atti di violenza che accompagnano qualsiasi guerra, è un fenomeno di vecchia data. Forse il primo a comprenderlo fu Primo Levi, quando spiegò che Auschwitz sfugge a ogni logica e che, quindi, cercare una spiegazione potrebbe rischiare di giustificare gli esecutori di tale orrore.

"Auschwitz non ha nulla a che fare con la guerra," scriveva Levi, "non è né un episodio né una forma estrema. La guerra è un fatto terribile ma sempre presente: è deprecabile, ma è in noi, ha una sua razionalità, la 'comprendiamo'. Ma nell'odio nazista non c'è razionalità: è un odio estraneo a noi, è oltre l'uomo, è un frutto velenoso del fascismo, ma esterno ed oltre il fascismo stesso... Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare; le coscienze possono essere nuovamente sedotte ed oscurate: anche le nostre." (2)

Questo discorso è oggi più attuale che mai, in quanto aiuta a comprendere la specificità di Hamas e del suo progetto di sterminio, qualcosa che va oltre la lotta per l'indipendenza e l'uso del terrorismo, un'arma che, nella stessa "Terra Promessa", ha caratterizzato molti percorsi di "liberazione nazionale", da Begin ad Arafat.

Questa riflessione si trova in un libro drammaticamente attuale: “Auschwitz Non Finisce Mai: La Memoria della Shoah e i Nuovi Genocidi” di Gabriele Nissim, fondamentale non solo per interpretare gli eventi in Israele, ma anche in altri contesti. Se il pogrom del 7 ottobre ha fatto riemergere la parola 'Olocausto', poche settimane prima c'era stato un evento che richiamava il primo genocidio del 1900: quello degli Armeni. Dopo 30 anni di scontri con l'esercito dell'Azerbaigian, gli abitanti armeni del Nagorno-Karabakh, una minoranza cristiana che viveva lì da 2500 anni e che era sopravvissuta al genocidio del 1915-1918, hanno dovuto abbandonare le loro case e cercare rifugio come profughi in Armenia.

Il paradosso è che la vittoria militare che ha permesso la pulizia etnica è stata raggiunta dall'Azerbaigian grazie alla collaborazione di Israele. "Israele," scrive Nissim, "impegnata nel mondo per il ricordo della Shoah contro l'ondata di negazionisti, non aveva mai riconosciuto il genocidio armeno. Nel paese, ne parlavano solo pochi intellettuali... Durante un viaggio in Turchia, quando ancora i rapporti tra i due Stati erano solidi, il ministro degli Esteri Shimon Peres dichiarò: 'Respingiamo i tentativi di creare un parallelismo tra la Shoah e il genocidio armeno. Non è mai accaduto nulla di simile alla Shoah. Gli armeni hanno subito una tragedia, ma non un genocidio.'"

Questa stessa ambiguità, racconta Nissim, si presentò durante la pulizia etnica in Bosnia e in Kosovo, quando il governo israeliano non si dissociò dalla Serbia, responsabile di quei massacri. Il saggio non solo spiega come è nata l'ideologia dell'“Unicità della Shoah” ma racconta anche i tentativi fatti per superarla. Uno tra questi è stato portato avanti da Avraham Burg, ex presidente del parlamento israeliano, che ammonì i suoi concittadini: "Non dobbiamo restare sempre concentrati su noi stessi. Non possiamo continuare a ripetere: gli odi verso di noi sono l'unica cosa che conta, non ci interessa ciò che succede agli altri, non ci preoccupa ciò che viene fatto ad altre minoranze, solo l'odio contro di noi è reale, tutti gli altri non sono veri odi."

Oggi, mentre Yad Vashem, il Memoriale della Shoah, viene utilizzato dalla destra post-fascista italiana per rifarsi l'immagine (senza rinnegare l'uomo che istituì le leggi razziali), il libro propone un'utopia rimasta inesplorata: "trasformare Yad Vashem in un luogo della memoria per tutti i crimini contro l'umanità, dove, accanto alla memoria ebraica della Shoah, ci siano un'ala dedicata agli Armeni, una sezione per la Serbia, mostre per il Ruanda e la Namibia, e una per gli indigeni americani."

Il libro sarà presentato dall'autore a Finale Ligure il prossimo mercoledì, 25 ottobre, durante l'incontro “Prevenire i Genocidi”.

(1) “Striscioni pro-Hamas e manifestazioni pro-Palestina nelle scuole e università romane”, Corriere della Sera, 10 ottobre 2023.

(2) Primo Levi, “Se questo è un uomo”.

Mimmo Lombezzi

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