Una domenica di festa e intensa spiritualità per la parrocchia di Nostra Signora Assunta e San Giacomo a Finalpia quella di ieri (18 maggio, ndr), che ha accolto le reliquie di uno dei beati più conosciuti e vicini al cuore dei fedeli della storia recente della Chiesa Cattolica.
La chiesa abbaziale benedettina è stata la sede dell’arrivo e dell’intronizzazione delle reliquie del Beato Carlo Acutis, che presto sarà proclamato Santo e Patrono di internet, dei gamers, degli influencer e dei giovani digitali.
Il vescovo della Diocesi di Savona-Noli monsignor Calogero Marino ha presieduto la celebrazione eucaristica, arricchita dai canti della corale “Sine Nomine”, durante la quale ha conferito il ministero di catechista a Marilena Olivieri, prima di impartire la benedizione finale proprio con la reliquia del beato.
La reliquia del beato, conservate in un prezioso reliquiario costituito in parte in ceramica e in parte in ferro e legno, realizzato dal savonese Stefano Garbero e BF Ceramiche di Savona, rimarrà custodita nell'abbazia benedettina di Pia, realtà da sempre molto aperta al mondo giovanile.
Appassionato di informatica e ideatore di un blog riguardante la storia dei miracoli eucaristici, Acutis morì all’età di quindici anni a seguito di una leucemia fulminante. Negli anni seguenti la Chiesa ha riconosciuto miracoli ascrivendoli alla sua intercessione, il che ha portato a proclamarlo Servo di Dio e successivamente beato.
Una figura quindi dal significato profondo per la fede dei giorni nostri, capace di trasformare una passione al passo coi tempi in strumento di evangelizzazione. «Egli si è adoperato per utilizzare quel mezzo che, oggi, unisce i miliardi di persone che popolano la terra - ricorda il priore e parroco don Franco Gazzera attraverso i canali social della parrocchia -. La nuova frontiera della socializzazione, delle relazioni a distanza, delle informazioni in tempo reale, di quella realtà virtuale che sta sopraggiungendo a forte velocità e che presto sorpasserà quella reale. Si sta aprendo un nuovo mondo, un nuovo modo di parlarci, di vedere la vita. In questa nuova ottica dovrà muoversi anche il veicolo che trasporterà le idee del Vangelo».
Una testimonianza attualissima rivolta ai giovani del terzo millennio, chiamati a essere protagonisti del cambiamento attraverso i linguaggi e i mezzi del nostro tempo. A suo tempo lo fece San Benedetto, ora il Beato Acutis ha tramandato il messaggio: «Ci sono stati uomini normali, nella storia - aggiunge don Franco - che, circondati da altrettanti uomini, hanno reso possibile la diffusione di un messaggio di vita, là in mezzo ai tanti messaggi di morte. Ieri, come oggi, le guerre, le malattie, le povertà, le cattiverie imperversano, abbiamo bisogno di raccoglierci attorno a piccoli oggetti che siano portatori di questa idea di vita, solo così possiamo rendere unica la nostra esistenza».
«Ringrazio chi ha pensato a noi come sede, chi è andato a prenderla, chi ha eseguito il lavoro in ceramica, chi ha pensato al progetto particolare del reliquiario. Tutto questo non vuol essere un mero elenco (seppur doveroso) di persone, ma l’espressione più intima di che cosa sia la santità: Essa è costituita dall’insieme delle volontà di persone che hanno permesso la realizzazione di un’immagine nella quale si esaltano le caratteristiche peculiari di colui che ne è il “titolare”» dice ancora don Franco a nome di tutta la comunità benedettina e parrocchiale di Finalpia.






















