Aule troppo piene, ragazzi costretti in spazi ridotti e il rischio di smembrare gruppi già consolidati. È questa la denuncia che arriva dal Comitato Genitori dell’Istituto Comprensivo Andora-Laigueglia, che si unisce all’allarme lanciato nei giorni scorsi da docenti, che ha il sostegno del vicesindaco con delega all’Istruzione Daniele Martino. Nel mirino la situazione della scuola secondaria di primo grado Benedetto Crocei.
“Siamo di fronte a una grave situazione di sovraffollamento e smembramento delle classi terze – spiega la presidente del Comitato, Manuela Brizi –. Chiediamo il mantenimento della terza sezione, fondamentale per la continuità didattica e per il benessere dei nostri figli”.
La questione parte da lontano. Due anni fa, nel 2023-24, erano 55 gli iscritti in prima media, distribuiti in due sezioni da 27 e 28 alunni. L’anno successivo, il numero è salito a 57 e le classi sono state portate a tre, rispettando la normativa ministeriale. Ora, con lo stesso numero di iscritti, l’ipotesi che prende corpo è quella di tornare a due sole sezioni: 28 e 29 studenti in aula.
Una scelta che genitori e insegnanti considerano inaccettabile. Non solo per la quantità degli studenti, giudicata troppo alta, ma anche per gli effetti che avrebbe sui ragazzi in piena adolescenza. “Lo smembramento delle classi in questa fase di crescita – aggiungono i genitori – rischia di destabilizzare i ragazzi. Il gruppo è un punto di riferimento fondamentale: dividerlo significa aumentare disagi, tensioni e senso di insicurezza”.
Le preoccupazioni non riguardano soltanto l’aspetto psicologico. Le aule della Benedetto Croce non sono pensate per ospitare quasi trenta studenti ciascuna: lo spazio diventa angusto, i movimenti difficili, la concentrazione cala. “In queste condizioni aumenta lo stress fisico e psicologico – sottolineano i genitori – e non si può garantire né un apprendimento sereno, né gli standard di sicurezza e igiene”.
Il Comitato ribadisce che non si tratta di una battaglia di principio. “Non è un capriccio di docenti e genitori – concludono – ma un diritto dei ragazzi, sancito per legge. La scuola deve essere un luogo di crescita, non di sacrificio”.














