Si profila la vittoria del “no” al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, la cosiddetta “riforma Nordio”. In attesa dei dati ufficiali definitivi a livello locale e nazionale, le proiezioni indicano il voto contrario in vantaggio, amplificando quelle che erano le prime previsioni degli exit poll
Lo stacco, a un terzo abbondante delle schede scrutinate, sfiora il 10% a vantaggio di chi si è pronunciato contro le modifiche costituzionali. Il "si", prevalso in alcune regioni governate dal centrodestra, specie nel Nord Est, raggiunge circa il 45%, mentre il no si attesta oltre il 54%.
Nella nostra provincia le proiezioni indicano il voto contrario in vantaggio con circa il 53%, mentre il “sì” si attesterebbe intorno al 47%, delineando così la mancata approvazione della riforma da parte degli oltre 62% degli aventi diritto al voto che si sono espressi.
Con la prevalenza del “no”, la riforma che prevedeva modifiche a sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110) intervenendo principalmente sull’assetto del Consiglio superiore della magistratura, non entrerà in vigore. Tra i punti centrali vi erano: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti; la divisione dell’attuale CSM in due organi distinti; veniva introdotto un sistema di selezione per i membri togati e laici (la cui proporzione rimaneva invariata) basato in larga parte sul sorteggio, con modalità differenziate tra componenti di origine parlamentare e magistrati; il trasferimento della potestà disciplinare a una nuova Alta Corte disciplinare di rango costituzionale; l’accesso alla Cassazione per i pubblici ministeri non sarebbe avvenuto più per progressione di carriera ma soltanto per meriti insigni.
Alla luce dell’esito che si va delineando, le modifiche restano quindi senza effetto, mentre il dibattito sulla riforma della giustizia è destinato a proseguire sul piano politico e istituzionale.














