È ormai conto alla rovescia per la fine di un'epoca nella gestione delle emergenze sanitarie nel Savonese e di un servizio, quello del 118, nato proprio a Savona e poi adottato a livello regionale e nazionale. L'annuncio ufficiale Il passaggio del servizio sotto l'unica centrale di Genova, cardine della riforma sanitaria regionale, arriverà in modo formale lunedì, quando è stata convocata una riunione generale di tutto il personale nella sede di via Genova, a seguito di un'email inviata agli operatori.
La svolta, annunciata da mesi dalla Regione ha acceso le proteste di cittadini e comitati. Al centro delle preoccupazioni c'è lo spostamento del baricentro delle chiamate d'emergenza verso il capoluogo ligure, una mossa che secondo i critici potrebbe allungare i tempi d'intervento a causa delle specificità geografiche e delle complessità logistiche del territorio provinciale. A questi timori si sommano i precedenti legati alla tenuta tecnica della centrale unica: un’eventuale criticità o sovraccarico del sistema — scenario già registrato in passato con i disagi causati dal maltempo alla sede genovese, tamponati proprio grazie al supporto della struttura savonese — viene visto come un rischio di black-out generalizzato.
Un'ipotesi di vulnerabilità operativa che il direttore sociosanitario di Ats Liguria, Pierluigi Vinai, aveva respinto con decisione meno di un mese fa. Nonostante la linea della dirigenza, la chiusura del 118 locale resta al centro delle iniziative di protesta promosse dal Comitato Civico Ospedale San Paolo, che ha in programma una raccolta firme e adesioni durante la Fiera di San Martino a Lavagnola, oltre a due presidi di sensibilizzazione fissati per il 13 e il 18 novembre davanti all'ospedale San Paolo e alla Casa di comunità di via Collodi.














