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Attualità | 08 marzo 2014, 08:40

Export ligure boicottato da fisco e burocrazia

Grasso, Confartigianato: «Per non danneggiare la competitività delle nostre imprese, occorre diminuire la pressione fiscale e snellire la burocrazia: per pagare le tasse in Italia si impiegano quasi 270 ore all’anno»

Export ligure boicottato da fisco e burocrazia

Il made in Italy subisce un gap fiscale con il resto d’Europa del 15,5%, che pesa per 13 miliardi sul totale delle esportazioni. Grasso, Confartigianato: «Per non danneggiare la competitività delle nostre imprese, occorre diminuire la pressione fiscale e snellire la burocrazia: per pagare le tasse in Italia si impiegano quasi 270 ore all’anno».

Anche le imprese della Liguria devono fare i conti con il gap fiscale che colpisce l’export del made in Italy, in calo del 6,5% tra 2012 e 2013, e che ha raggiunto i 4,3 miliardi di euro. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato Liguria, sulla base di dati Istat e Banca Mondiale, le imprese che producono in Italia ed esportano oltre i confini nazionali, pagano, in media, il 15,5% in più di tasse rispetto alle aziende concorrenti degli altri Paesi. Un export, quello italiano, e in particolare quello artigiano, “boicottato” dalla fiscalità interna, che lo costringe a pagare uno scotto di oltre 13 miliardi sui quasi 390 ricavati dal made in Italy venduto nei 15 principali mercati europei (e che rappresentano i due terzi dell’export totale italiano). Non a caso l’Italia, sui 139 Paesi presi in considerazione dalla Banca Mondiale, è tra i primi posti nella classifica della tassazione più elevata, con un Total tax rate (cioè l’indice che rapporta tutte le tasse pagate ai profitti totali di un’impresa media) addirittura del 65,8%. Questo significa che le imprese italiane pagano un gap fiscale in quasi tutti i Paesi di destinazione del nostro manifatturiero: in primis la Svizzera, con cui lo svantaggio competitivo fiscale è del 27,5%, seguito da quello inglese (25,5%) e polacco (21%).
«Sembra che l’obiettivo del fisco in Italia sia quello di costringere le nostre imprese a operare totalmente all’estero, portando oltre i confini nazionali non solo i prodotti, ma anche la produzione stessa – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Occorre un ridimensionamento della pressione fiscale, per porre un freno a una situazione che va anche a incidere sulla competitività delle nostre realtà manifatturiere, in particolare di quelle situate nei territori di confine, in cui opera l’11% dell’imprenditoria italiana e dove la vocazione artigiana conta 198 mila realtà».
Ma si calcola che l’imprenditoria italiana debba fare i conti anche con un altro tipo di gap, non meno dannoso: quello burocratico. I tempi di pagamento delle imposte, molto più lunghi di quelli europei, arrivano a
269 ore all’anno: 137 ore in più rispetto a quanto si impiega in Francia, ben 206 in più nei confronti della Svizzera. Va un po’ meglio alle province di confine del Nord Est, dove il gap burocratico con la Slovenia è di sole 9 ore.
Ostacoli, fiscali e burocratici, che vanno a intralciare un export del manifatturiero che, nella sola piccola imprenditoria ligure, ha valso oltre 707 milioni nel 2013, con un +19,6% rispetto al 2012. Si tratta non solo della crescita maggiore del Nord Italia, ma anche di un valore quasi cinque volte superiore alla media italiana (4,1%). A tirare sono i settori dell’alimentare (226 milioni, +5,5%), i prodotti in metallo (286 milioni,
+49,7%) e la fabbricazione di mobili (21 milioni, +26%). Segno meno
+invece
per abbigliamento (36,5 milioni, -1,6%), e prodotti in pelle (22 milioni, -1,8%).
Osservando la dinamica provinciale, cresce soprattutto l’export del manifatturiero spezzino (+88,4% per 227 milioni di merce venduta), e savonese (+14,3% e quasi 35 milioni di euro). Bene anche Imperia, che cresce in un anno dell’11%, con un manifatturiero che vale ben 106,4 milioni, mentre Genova, pur registrando un calo dell’1,4%, pesa maggiormente sulla bilancia dell’export ligure della piccola impresa: quasi 340 milioni di euro.

Nell’ultimo anno il settore trainante nello spezzino è stato la fabbricazione di prodotti in metallo, con una crescita di oltre 101% e un’esportazione che ha raggiunto i 193 milioni; bene anche la fabbricazione di mobili (+56%, 7,4 milioni) e l’alimentare (+23%, 19,6 milioni). Settore, questo, in crescita anche a Savona (+16%, 15,5 milioni di euro di prodotti esportati) e a Imperia (+19%, 77 milioni). Genova vede invece un calo in tutti i principali settori del manifatturiero, con prodotti in pelle e metallo in testa (rispettivamente -10% e -6% per 14 e 68 milioni di euro di merce esportata). Male anche gli alimentari, che valgono 114 milioni di euro in termini di export, ma che tra 2012 e 2013 hanno registrato un calo del 5%. Regge invece la fabbricazione di mobili: +16,3%, per un valore dell’esportazione che supera i 9 milioni di euro.


cs

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