Si è svolto ieri il Consiglio Comunaledurante il quale è stata posta all'ordine del giorno la delicata questione di Tirreno Power.
Afferma sul punto Daniela Pongiglione chiamata, insieme ad altri a pronunciarsi su una questione non solo e non, sopratutto Politica, ma ambientale e sociale estremamente delicata "In estrema sintesi, alcune considerazioni su questo tema così delicato e complesso, sul quale spero che le parole di solidarietà, giustissima solidarietà, espresse dal Comune, non restino solo parole che non incideranno sulla situazione, visti i risultati dei precedenti O.d.g. del 2007 e del 2008. Il Consiglio Comunale è stato spinto a esprimersi su un tema che esula dalle sue competenze, e su cui la Magistratura sta ancora lavorando. E questa situazione mi obbliga a una attenta valutazione per evitare strumentalizzazioni sempre in agguato. Anche lo spirito ambientalista riscoperto da alcune forze politiche, anzi, da alcuni, addirittura scoperto per la prima volta, mi induce a estrema cautela".
Infatti, la questione tirreno Power colpisce Vado e le zone limitrofe, non solo per il problema del lavoro, ma anche per un problema legato alla salute e all'ambiente "Perché al centro del discorso su T.P. c’è certamente il problema dell’occupazione, problema che riguarda tutte le aziende in crisi dei diversi settori economici del Savonese, e per tutti questi lavoratori noi chiediamo interventi seri del Governo, con un tavolo a cui partecipi anche il Comune di Savona, per chiedere garanzie e interventi per tutti i lavoratori interessati da questa gravissima crisi occupazionale e sociale. Ma il problema principale fra tutti, è l’atteggiamento irresponsabile di Tirreno Power che da decenni sta utilizzando i gruppi a carbone senza il rispetto delle normative vigenti, e senza investimenti mirati all’utilizzo delle Migliori Tecnologie Disponibili. E ciò ha causato l’attuale situazione occupazionale e, soprattutto, il disastro ambientale nelle nostre zone".
Continua poi chiedendosi le responsabilità politiche di quanto sta oggettivamente accadendo in quella centrale "A questo si aggiunge la gravissima responsabilità della Politica, di tutti gli Enti pubblici preposti al controllo (Regione, Provincia, Comuni, ASL, ARPAL), che con la loro colpevole negligenza, hanno ignorato o quantomeno sottostimato il fenomeno, nonostante i continui allarmi e le denunce, e hanno consentito così l’aggravarsi del problema".
"Nelle Commissioni consiliari riunite per la stesura dell’O.d.g. ho sostenuto che dobbiamo sfruttare questo momento di crisi profonda per chiedere un cambiamento di rotta netto e sostanziale. Chiediamo con convinzione da anni un’altra politica energetica: deve nascere una nuova politica industriale e si deve abbandonare definitivamente il carbone in linea con le scelte gestionali di contrasto al degrado ambientale imposte anche dall’Europa (vedi Patto europeo dei Sindaci, Smart Cities, ecc. a cui il Comune di Savona, almeno formalmente, ha dato adesione).
Quando viene detto che allora T.P. potrebbe andarsene e lasciarci con la disoccupazione e l’inquinamento, ci troviamo di nuovo davanti a un indegno ricatto" .
Conclude, infine, in maniera molto forte, denunciando un vero e proprio ricatto "Basta con il ricatto lavoro vs. salute. Così non può continuare. Il lavoro deve essere compatibile con la salute e con la dignità delle persone. Eppure l’ILVA, l’Eternit e qui da noi l’ACNA avrebbero dovuto insegnarci tante cose.
Riconvertire a metano e progressivamente superarlo, perché la difesa e la tutela dell’ambiente devono essere al centro della nostra vita. E’ probabile che la Centrale possa rientrare nei limiti di legge con investimenti significativi e economicamente tollerabili. In attesa: cassa integrazione per i dipendenti della T.P. e dell’indotto. E interventi strutturali di riconversione, riprofessionalizzazione e di risanamento delle aree, attività a cui le maestranze, con la loro preziosa esperienza professionale, daranno un contributo fondamentale.
C’è solo il rispetto della legge: non ci devono essere altri tavoli dove ottenere deroghe a favore della T.P e a danno della Comunità.
E’ dagli anni ’70 che la Centrale avrebbe dovuto operare solo in via sperimentale. E oggi, dopo tutti quei decenni, i risultati delle indagini sul collegamento tra inquinamento e patologie riscontrate nella nostra Provincia (con percentuali di gran lunga superiori alla media regionale, a sua volta superiore alla media nazionale) dovrebbero far valere il principio di precauzione, che è un elementare criterio di responsabilità da parte di chi gestisce il territorio e la salute pubblica. Invece siamo ancora qui ad accettare il carbone, perché, se chiediamo la riapertura a tempi brevi della Centrale, diamo per scontato che si riprenda l’attività col carbone".
Si unisce dunque a quanti hanno ieri deciso di non partecipare al voto dell'ordine del giorno "Dichiaro di non partecipare al voto dell’o.d.g. presentato, in quanto, pur condividendone alcune parti, non mi riconosco nella stesura globale del testo".
Si è concluso, dunque con un nulla di fatto l’incontro convocato oggi pomeriggio alle 15 in Unione Industriali alla presenza dell'azienda e delle categorie sindacali. I sindacati, dopo l’annuncio del parere negativo espresso dalla Procura sull’istanza di dissequestro, hanno chiesto la sospensione della discussione della cassa integrazione in attesa del vertice romano. Si terrà infatti il 2 luglio alle 17, sempre nella sede dell’Unione Industriali di Savona, l’incontro sugli ammortizzatori sociali














