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Attualità | 11 luglio 2020, 10:00

La Voce dei Giovani con Yepp Albenga: "Uomo del mio tempo"

Epidemie, paure, odio e persecuzioni: quanto è realmente cambiata l'umanità negli ultimi sette secoli?

Foto di Amine M'Siouri da Pexels

Foto di Amine M'Siouri da Pexels

YEPP Albenga è l’associazione che aiuta i giovani a realizzare le proprie idee, a diventare cittadini attivi, e a portare ad Albenga il cambiamento che desiderano. Ha sede nel Centro Giovani di Piazza Corridoni 9, ex Cinema Astor.

 

Uomo del mio tempo

Nel XIV secolo la peste nera dilaga nell’Europa e nelle taverne la gente stretta in una morsa di paura e esasperata dalla propria impotenza di fronte al flagello che sta devastando l’Europa dice, con i boccali di birra stretti tra le mani e con voce bassa, che certamente la causa di questo male non può che essere degli ebrei, dopotutto sono loro gli infedeli che con la loro adorazione blasfema avvelenano i pozzi e spargono il morbo tra la brava gente. Questo tipo di dialoghi talvolta portavano a veri e drammatici casi di persecuzione; se pensate che nell’epoca della ragione, della tolleranza questo tipo di episodi non possano più verificarsi, vi propongo un altro scenario.

Nel XXI secolo il Covid-19 dilaga per il pianeta e la gente stretta in una morsa di paura e esasperata dalla propria impotenza circa questa pandemia, asserragliata in casa ripete a denti stretti dietro una mascherina, o scrive con lo smartphone stretto tra le mani, che certamente la causa di questo male non può che essere la Cina, dopotutto sono loro gli untori che con le loro provette avvelenano le merci e portano il morbo tra la brava gente.

Certo qualcosa è cambiato, i diabolici ma antiquati sabba sono stati sostituiti con i diabolici laboratori (non più comprensibili della stregoneria per il pigro utente dei social medio).

Questa comprensione mi porta a chiedere quanto realmente siamo cambiati nel corso del tempo, e quanto il tanto ostentato progresso di cui andiamo fieri e il famoso abbattimento di tutti i muri di pregiudizio non sia altro che una farsa per ottenere più like su un social.

Eppure eccoci lì, come uomini e donne del medioevo ma nei nostri abiti sintetici, con la macchina del caffè e il condizionatore a divenire noi stessi untori ma di odio. Dopotutto con tutti i mezzi di informazione moderni basterebbe il tempo seduti sulla tazza o un momento di noia per controllare le fonti giste, dare un occhiata a Wikipedia o guardare un video di Alberto Angela su YouTube per avere un infarinatura di cultura generale. L’unica differenza è che mentre gli uomini e le donne del medioevo non avevano i mezzi per accrescere la loro cultura noi non ne abbiamo la voglia e di conseguenza siamo decisamente più colpevoli, certo ora le persecuzioni e i roghi sono di tipo mediatico ma l’unica censura al nostro sapere è data dalla nostra volontà.

Si è sparsa con il tempo la credenza che acculturarsi sia un piacere o favore che facciamo a noi stessi, ma se invece ci guardassimo indietro e considerassimo quante minoranze hanno pagato il dazio della nostra ignoranza, un prezzo che viene pagato ancora oggi, se ci rendessimo conto del male che causiamo agli altri a causa della nostra pigrizia intellettuale vedremmo che acculturarsi è quasi più un dovere civico.

Se pensiamo al forte razzismo che ancora vige in alcuni angoli del mondo, la forte omofobia o il ruolo marginale che la donna ancora ricopre in alcune società, e che tutti questi mali potrebbero essere debellati solo con un maggiore e reale interesse riguardo a ciò che ci circonda, sicuramente ci sarebbero meno cacce alle streghe.

L'autore di questo articolo:

Robert Matafù, 24 anni, studente, ha frequentato il laboratorio di teatro di YEPP Albenga, nel tempo libero si interessa di letteratura, scrittura e giochi di ruolo.

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