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Attualità | 26 ottobre 2020, 10:52

AssoRistoBar Alassio, Balzola: "Non possiamo reggere queste chiusure fino a Natale, governo metta in campo ogni risorsa possibile"

L'appello del presidente della associazione alassina degli esercizi di somministrazione: "Abbiamo perso tutto il prezioso 'tesoretto' della primavera col precedente lockdown, quelli sono incassi che non tornano più"

AssoRistoBar Alassio, Balzola: "Non possiamo reggere queste chiusure fino a Natale, governo metta in campo ogni risorsa possibile"

“Noi baristi, ristoratori, operatori della somministrazione dell’accoglienza, siamo stati una categoria preziosa proprio per quanto, nei mesi scorsi, riguardava il monitoraggio della situazione. Siamo stati i primi controllori di noi stessi, abbiamo severamente condannato eventuali colleghi che consentivano assembramenti o violavano le regole. E ora, questo DPCM, per noi suona come una presa in giro e un’ennesima batosta per tutti coloro che negli ultimi mesi hanno investito risorse economiche ed energie nell’attuazione di protocolli anticontagio”. A parlare è Carlomaria Balzola, imprenditore del settore e presidente di AssoRistoBar Alassio, che esprime tutte le proprie perplessità nei confronti del decreto presentato ufficialmente ieri dal Presidente del Consiglio Conte.

AssoRistoBar lancia un messaggio forte: “Le nuove restrizioni emanate oggi dal Presidente del Consiglio, sono l’ennesima batosta per la nostra categoria e rischiano, se non supportate da un concreto aiuto ai Pubblici Esercizi, di non consentire la riapertura dei locali.

Tutti i Pubblici Esercizi si sono adoperati al fine di predisporre i propri locali in maniera idonea, la nostra Associazione si è fatta portavoce in primis nell’invitare sia i propri associati ad un comportamento civico corretto e lungimirante, sia a richiedere alle autorità di controllo intransigenza e attenzione, ciò rispettando tutte le normative anti contagio, investendo soldi e programmazione economica. Queste nuove misure rischiano non solo di vanificare il lavoro di ripresa fino ad ora svolto ma riportano le difficoltà indietro di alcuni mesi con il rischio, questa volta , di non avere più la forza economica di ripartire.

La nostra categoria, che tiene viva la città per 12 mesi all’anno, è stata quella colpita con maggiore decisione: il settore delle discoteche e dei locali da ballo è chiuso da diversi mesi, il settore dei bar con l’obbligo di chiusura alle 18 vede ridurre notevolmente l’offerta, infine la ristorazione è completamente decapitata perdendo il punto focale della propria offerta: il servizio serale. Tutto ciò rischia di creare anche un forte disagio sociale, in quanto vi è un indotto occupazionale che rischia di gravare a dismisura in un territorio la cui stagionalità, negli ultimi anni, si sta riducendo in maniera importante”.

Abbiamo chiesto a Balzola di quantificare il danno economico. Ci risponde: “Alassio è per sua storica vocazione località di intrattenimento, pensiamo solo ai locali specializzati in aperitivi, che sono oltre il 50%, quindi la fascia oraria dell’aperitivo è un introito importante. Ma non solo: quanti addetti al servizio lavorano per garantire servizi come aperitivo, cena, dopocena? E i locali da ballo? E le discoteche? Pensiamo alla sofferenza delle discoteche, strutture ormai ferme da mesi e che già in estate, prima della chiusura definitiva, hanno lavorato a regime ridotto”.

Ribadisce fermamente AssoRistoBar: “Chiediamo con forza e vigore che lo Stato si attivi al fine di accompagnare alle misure restrittive anti contagio, misure a tutela dell’economia, contemporanee e proporzionate di ristoro economico in termini di indennizzi a fondo perduto, crediti d'imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d'azienda, nuove moratorie fiscali e creditizie, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e altri provvedimento di sostegno a valere sulla tassazione locale.

Questa volta in maniera rapida e concreta, riuscendo in questo caso ad evitare il ripetersi di errori passati, mettendo nelle condizioni tutti i Pubblici Esercizi di riuscire a ripartire, garantendo posti di lavoro, evitando crisi sociali, che purtroppo negli ultimi giorni animano le piazze Italiane”.

Sottolinea in merito il presidente Balzola: “A nostro giudizio è stata sbagliata la gestione della pandemia. Dopo la prima ondata andavano fatti immediatamente tutti i ragionamenti per fronteggiare l’eventuale ritorno. E questo, sia chiaro, non riguarda solo la nostra categoria: stiamo parlando di ampliare dalla terapia intensiva alle modalità di didattica a distanza. E tornando al nostro settore chiediamo più pianificazione, più risposte concrete, meno burocrazia, è inammissibile ritrovarsi a settembre a pagare le casse integrazioni di maggio. Ed evitare tassi agevolati che possano comportare nuovi indebitamenti. Dove si stanno togliendo posti di lavoro si toglie tutto un indotto. Finora è stato un rimandare le tasse, non un togliere, ma sia ben chiaro che ciò che è perso, è perso, nelle nostre casse non torna più”.

Infine, da parte di Balzola, un pensiero sul quadro da oggi alle festività natalizie: “Novembre è sempre stato in tutta la Liguria un mese di basso afflusso, l’occasione per dare le ferie ai dipendenti, per garantire qualche giorno di chiusura e di riposo ai titolari di attività. Ma ora cambia tutto, quest’anno non abbiamo il ‘tesoretto’ di primavera, abbiamo accusato gravi lacune a livello economico non più sanabili, abbiamo perso periodi che non tornano più. Pertanto, questa sorta di parziale lockdown appena varata è meglio che sia adesso che a Natale, ma è il momento giusto per mettere in campo tutte le risorse possibili. A Natale sarà indispensabile ripartire. Questo decreto non aiuta ma anzi, mette in difficoltà l’economia. Non possiamo reggerlo fino al periodo di Natale. Si alimenterebbero insofferenze e tensioni non solo nella categoria ma in tutta l’economia nazionale. Spero che entro due settimane, a fronte di cali epidemiologici, ci sia un quadro di riapertura per i pubblici esercizi”, conclude Balzola.

Redazione

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