Dalle parole "democristiane" del sindaco Russo, alla domanda se avesse mai pensato di accettare le dimissioni di Di Padova (“abbiamo voluto fin da subito che questa decisione fosse frutto di una riflessione profonda”), sembra non ci siano mai stati, da parte sua, dubbi sulla riconferma della vice sindaca in giunta. E se ci sono stati, erano effettivamente pochi.
Il sindaco ha preferito mantenere compatto l’assetto del governo della città, evitando un rimpasto a un anno e mezzo dalla fine del mandato. Un rimpasto avrebbe pesato su una giunta di cui la maggioranza ha sempre sbandierato una compattezza che non è crollata di fronte alle polemiche sulle pedonalizzazioni o alla "rivolta" di molti savonesi per la questione del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti. Ma potrebbe farlo comunque, a livello di immagine e credibilità, su una questione ritenuta etica.
La figura di Di Padova, assessore del Partito Democratico con esperienza amministrativa, è centrale nella squadra della giunta; un eventuale rimpasto avrebbe aperto tensioni che, stando a rumors, non sarebbero mancate all'interno del Partito Democratico nel dibattito sulla vicenda Di Padova e sull'opportunità di respinger ele dimissioni.
La vicenda ha assunto i contorni di un banco di prova per l’intera amministrazione: da un lato la richiesta di trasparenza e di etica pubblica, dall’altro la volontà di garantire continuità nell’azione di governo senza cambiare l'assetto di giunta, che ha stretto i ranghi attorno a Di Padova. Ma la partita resta aperta: la pressione dell’opposizione è destinata a proseguire e non si esclude che la vicenda diventi un tema di scontro politico fino alle prossime elezioni comunali.














