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Attualità | 08 novembre 2025, 08:00

Alassio, ittiturismi in crisi: “Ci hanno tolto i tavoli in banchina, chiediamo solo di lavorare”

Dopo l’ordinanza della Capitaneria di Porto, sessanta posti a sedere eliminati, sette lavoratori senza impiego e nessuna risposta dalle istituzioni. Daniele Basso: “Ci hanno incentivati ad aprire, ora ci sentiamo abbandonati”

Alassio, ittiturismi in crisi: “Ci hanno tolto i tavoli in banchina, chiediamo solo di lavorare”

Sul Molo dei Pescatori di Alassio il malcontento cresce giorno dopo giorno. Le attività di ittiturismo, fiorite grazie a incentivi regionali e progetti di valorizzazione della pesca, si trovano ora in una crisi che nessuno aveva previsto: posti a sedere eliminati, lavoratori rimasti senza impiego, e un’intera categoria che teme per il proprio futuro.

“Prima ci hanno incentivati ad aprire ittiturismi sulle banchine con fondi regionali, oggi siamo abbandonati. Non possiamo lavorare a pieno regime dalla scorsa estate. Siamo pronti a incatenarci davanti al Comune se servirà”. Lo sfogo di Daniele Basso, pescatore e titolare di un ittiturismo sul molo, riassume una situazione diventata insostenibile dopo l’ordinanza della Capitaneria di Porto. L’atto, motivato da ragioni di sicurezza, ha imposto il divieto di apparecchiare sulla banchina, di accedere con i veicoli per carico e scarico e perfino di lasciare le reti.

Sessanta posti a sedere cancellati, sette-otto dipendenti lasciati a casa e un danno sociale non indifferente: molte persone con disabilità, che prima potevano essere accolte ai tavoli sulla banchina, ora non hanno più alcuna possibilità di fruire del servizio. Le barche restano l’unica alternativa, ma non sono accessibili a tutti.

Basso ricorda che, fino allo scorso anno, tutto funzionava in modo regolare: concessioni comunali pagate, verifiche, investimenti avviati grazie anche a fondi europei e regionali. Poi, il blocco improvviso. “Ci hanno tolto i tavoli, vietato l’accesso ai mezzi e impedito di lasciare le reti. Ora devono stare chiuse nei box, ma le reti bagnate marciscono. E se le lasciamo fuori arrivano i verbali: quattro in pochi mesi, da oltre mille euro l’uno”.

L’ordinanza parla di sicurezza, ma tra i pescatori prevale l’incredulità: “Il molo – spiegano - è sempre stato un luogo frequentato da famiglie, turisti e persone con disabilità, senza incidenti tali da giustificare un giro di vite così drastico”.

Le conseguenze economiche sono pesanti. L’ittiturismo, un tempo fiore all’occhiello del piccolo porto alassino, vive oggi una contrazione drammatica dell’attività. “Non si tratta solo di noi, ma di un pezzo di identità cittadina. Abbiamo chiesto incontri, scritto lettere, ma nessuno ci ha dato risposte. Ci sentiamo senza prospettive. Chiediamo solo di poter lavorare, nel rispetto delle regole e della nostra storia”.

Il sindaco Marco Melgrati esprime “profondo dispiacere per la situazione e per le conseguenze che l’ordinanza della Capitaneria di Porto ha avuto anche sulle attività di ittiturismo”, ricordando come la normativa regionale riconosca il valore di queste realtà. Ma aggiunge che il Comune “non può intervenire su un provvedimento della Capitaneria”.

Maria Gramaglia

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