Il Consiglio Comunale di Garlenda ha approvato, nella seduta del 29 luglio, la proposta presentata dall’Associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS” per promuovere l’utilizzo del termine “Atèfano”, il neologismo che identifica il genitore che ha perso un figlio, colmando un vuoto linguistico che da sempre accompagna uno dei dolori più profondi che una persona possa vivere.
Alla seduta era presente anche Silvia Franchelli, madre di Rachele, la giovane ingauna scomparsa prematuramente nel 2024, dalla cui memoria è nata l’associazione che ha promosso questa importante iniziativa di carattere culturale e umano. Il progetto ha già ottenuto il sostegno di numerose istituzioni e amministrazioni locali, oltre all’interessamento dell’Accademia della Crusca, con l’obiettivo di favorire la diffusione del termine nella lingua italiana.
“Le parole hanno un valore profondo – dichiara il Sindaco di Garlenda Alessandro Navone – perché permettono di riconoscere, comprendere e condividere anche le esperienze più difficili. Con questa deliberazione il Comune di Garlenda desidera esprimere la propria vicinanza alle famiglie che hanno affrontato la perdita di un figlio e sostenere un’iniziativa che restituisce dignità e riconoscimento a un dolore che, fino ad oggi, non aveva nemmeno un nome.”
Il termine “Atèfano”, derivato da radici del greco antico, significa letteralmente “persona privata del proprio figlio” e nasce per dare voce a una condizione umana che, pur essendo purtroppo reale, non trovava una definizione specifica nella lingua italiana.
Con questa scelta, il Comune di Garlenda si unisce ai numerosi enti che hanno già aderito all’iniziativa, contribuendo a diffondere una maggiore sensibilità sul tema del lutto genitoriale e riaffermando il valore della solidarietà, dell’ascolto e della vicinanza verso chi vive una delle prove più dolorose dell’esistenza.














