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Attualità | 24 febbraio 2012, 16:15

Il Tar promuove l'Autorizzazione Ambientale Integrata dell'Italiana Coke

Smontate le obiezioni. Perplessi gli ambientalisti. La sentenza avrà ripercussioni anche sull’annunciata riapertura dell’AIA richiesta dal Comune di Cairo? (e contro la quale Italiana Coke ricorrerà contro la Provincia?) A difendere l'"italianissima" Coke / Energy Coal Spa, l'Avv. Fausto Mazzitelli, forse papà del segretario di Autorità Portuale Avv. Emma Mazzitelli e l'Avv. Paolo Gaggero, omonimo dell'assessore all'urbanistica savonese

Il Tar promuove l'Autorizzazione Ambientale Integrata dell'Italiana Coke

Il Tar ha bocciato il ricorso delle associazioni ambientaliste valbormidesi  contro il rilascio dell’Aia da parte della Provincia all’Italiana Coke. Con il ricorso le associazioni ambientaliste chiedevano l’annullamento dell’atto dirigenziale di autorizzazione della Provincia di Savona,Settore difesa del suolo e tutela ambientale, del 15 gennaio 2010. Gli ambientalisti  lamentavano il fatto che l’A.I.A. sarebbe in contrasto, sotto più profili, con le normative, anche europee, vigenti in materia. In particolare, secondo le associazioni il provvedimento autorizzativo non sarebbe in linea con le prescrizioni per quanto riguarda le emissioni, la torcia generale, il riutilizzo delle melme, il sistema di monitoraggio previsto per l’impianto e, infine, il riutilizzo delle acque reflue.

Cinque punti sui quali le associazioni avevano costruito l’ennesimo tassello della battaglia contro la cokeria.

Cinque punti, che altrettanto minuziosamente, sono stati smontati uno ad uno. Analizzato quanto prodotto dalle associazioni ambientaliste, infatti, il Tar ha optato per l’infondatezza del ricorso.

Il Tribunale amministrativo risponde, ad esempio: “L’istanza della Italiana Coke s.r.l. non è assoggettata a v.i.a. obbligatoria, sia perché non riguarda un’opera od intervento “di nuova realizzazione", sia perché il sito dello stabilimento non ricade, neppure parzialmente, all’interno di un’area naturale protetta.  

Per quanto riguarda invece il riutilizzo delle melme, per il Tar “si tratta di sottoprodotti o residui di lavorazione, di cui non è vietato il riutilizzo”, mentre per le acque reflue, non è stato in alcun modo provato che quelle reimpiegate da Italiana Coke derivino dal sistema di trattamento del gas di cokeria. Infatti secondo i dati forniti dalla Provincia e dall’azienda stessa  “le acque in questione avrebbero provenienza diversa (p.e., pluviale), e comunque sono preventivamente trattate nel depuratore biologico, onde devono presumersi prive di “rilevante carico organico”.

Infine, ultimo punto, quello dei monitoraggi continui ai camini, che secondo gli ambientalisti sarebbe “l’unico mezzo a disposizione per controllare quello che viene infornato all’interno dello stabilimento". Secondo la sentenza emessa dal Tribunale, “i ricorrenti non hanno indicato la norma tecnica di riferimento che lo imporrebbe per le cokerie”, facendo poi riferimento al fatto che si tratti di qualcosa di  “impossibile da mettere in pratica, perché troppo gravoso in termini economici e dal carattere non particolarmente indicativo”.

Una sentenza che sicuramente avrà lasciato l’amaro in bocca agli ambientalisti, ma non solo a loro, anche a tutti quei cittadini che hanno abbracciato questa causa. Commenta Giuseppe Boveri, di Are Val Bormida: “Rispettiamo le sentenze ma siamo stupiti poiché le nostre argomentazioni sono state recepite da tutte le istituzioni, trovando quindi puntuale riscontro, ma sono state rigettate dal Tar. Il nostro impegno comunque proseguirà” Sulla questione è intervenuto anche l’assessore provinciale all’ambiente Santiago Vacca: “La dimostrazione che la Provincia ha lavorato bene, in una visione tecnicamente ineccepibile ed equilibrata, che ha tutelato sia le persone che l’ambiente e l’industria. La sentenza però non cambia nulla, l’AIA verrà riaperta, perché richiesto dal comune di Cairo, e le obiezioni che saranno sollevate dal sindaco di Cairo Fulvio Briano  verranno valutate. Cosi come l’azienda ha diritto di ricorrere a tutela delle autorizzazione ricevute nel 2010”.  

Uno a zero quindi per l’Italiana Coke, che non paga di aver vinto questo ricorso, al canto suo ne ha già presentati altri due, uno contro l’ordinanza dell’estate scorsa del sindaco di Cairo Fulvio Briano e l’altro contro la Provincia di Savona proprio sulla riapertura dell’AIA. “Eravamo certi che le procedure dettate dall’AIA concessa nel 2010 allo stabilimento fossero rispettose della normativa ambientale vigente e non nutrivamo alcun dubbio sulla legittimità di ogni suo punto”, sottolinea Massimo Busdraghi, Direttore Generale Italiana Coke. “Accogliamo pertanto con favore la sentenza del TAR, non solo per la conferma che quanto contenuto nell’AIA risulta pienamente conforme alla legge, ma anche per l’affermazione del lungo lavoro condiviso con gli Enti competenti nella formulazione del documento autorizzativo", aggiunge Busdraghi.

La sentenza, QUI

e.m.

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