"Quello che noi chiediamo alla Tirreno Power è di fare gli investimenti necessari, che erano stati promessi, per adeguarsi alle migliori tecnologie esistenti. E' giusto che vengano sostituiti i gruppo a carbone, perchè se ora vanno bene, tra quattro-cinque anni non saranno adeguati e noi vogliamo che la centrale ci garantisca futuro lavorativo per i prossimi venti anni". Parole pesanti, a lungo pensate e sofferte, pronunciate ieri da moltissimi lavoratori della Tirreno Power, al termine dell'incontro sul futuro dell'azienda della Valle di Vado.
Oggi quei lavoratori saranno in presidio alle 17 davanti alla Prefettura, ma da mesi vivono con l'ansia che la centrale non riapra mai più. Da quell'11 marzo in cui la Procura di Savona ha sequestrato la centrale per non aver rispettato alcuni limiti imposti dall'Autorizzazione integrata ambientale.
Ma loro continuano a difendere l'azienda: "Non si può dire che la società non fosse in regola con le emissioni. Secondo un ministero il rilevatore dove essere collocato alla bocca del camino, secondo un altro a metà. Noi chiediamo solo che la società faccia quello che deve fare per riaprire il prima possibile".
E loro, come ammettono in prima persona, sono già fortunati perchè continuano a lavorare, chi qualche giorno al mese, chi una settimana, ma per quelli dell'indotto la situazione è molto più difficile.
"La vita cambia, è difficile vivere così nell'incertezza di cosa succederà tra sei mesi, un anno. Senza sapere insomma quale sarà il nostro futuro", concludono i lavoratori.














