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Attualità | 22 ottobre 2021, 07:35

Parto d'urgenza al Santa Corona, la nonna del piccolo Giorgio: "E' andata bene. Ma qui si gioca con le vite"

"Ora ci asciughiamo il sudore dalla fronte, ma se qualcosa fosse andato storto o non fosse stato disponibile il personale? La politica deve capire queste cose"

Parto d'urgenza al Santa Corona, la nonna del piccolo Giorgio: "E' andata bene. Ma qui si gioca con le vite"

"Tutto è bene quel che finisce bene, stavolta, ancora una volta, possiamo dirlo. Ma per quanto una mamma e il suo bimbo dovranno rischiare la vita per colpa di certe scelte di chi governa la sanità che poco hanno a che vedere con la salute delle persone?".

Ha la voce ferma, di chi è consapevole di aver sfiorato per un soffio la tragedia, la signora Inge, nonostante la gioia di essere diventata nonna sia grande, mentre racconta i frenetici minuti che hanno coinvolto la figlia Chiara e il piccolo Giorgio, nato con un parto d'urgenza al Santa Corona di Pietra.

Un'ora di contrazioni, la scelta di chiamare il 112 per avere un aiuto nel trasporto al San Paolo, come vogliono le nuove indicazioni di Asl2 in casi come questo, perché la nonna avrebbe potuto accompagnare la figlia a Savona, "ma come potevamo rischiare con queste autostrade?", ci dice Inge.

E proprio sull'ambulanza della Croce Bianca di Borgio qualcosa è cominciato ad andare storto, senza lasciare altra scelta al personale della pubblica assistenza che controllava i parametri della puerpera, e della centrale savonese: codice rosso al Santa Corona per un parto d'emergenza, e quindi la venuta alla luce, fortunatamente senza complicazioni, del piccolo Giorgio.

"Il bambino era in sofferenza fetale a causa del cordone, cosa che non risultava all'ultimo monitoraggio - ci racconta la nonna - La risposta del personale di Pietra è stata incisiva e pronta, ci asciughiamo la fronte dal sudore. Ma siamo consapevoli di aver messo la vita di mamma e bambino in mano alla competenza dei militi, preparati e prontissimi ad accorgersi che qualcosa andava storto?"

"E' andata bene che il parto sia avvenuto in orario in cui ostetriche e ginecologi erano presenti - continua la nonna - Tutti efficientissimi, ma se fossero dovuti venire da casa, forse l'epilogo non sarebbe stato lieto".

Essere sfuggiti a un destino avverso non cambia quindi i pensieri della signora Inge, che li rivolge a chi potrebbe non farcela. Eventualità che in molti da mesi chiedono di fare il possibile per evitarla con una richiesta: riaprire il Punto Nascite pietrese. 

Una scelta che però spetta alla politica: "Quando si è scelto di portare tutto al San Paolo - dice la neo nonna - ci è stato detto dei costi, ma questi non interessano a una politica che non sa nemmeno organizzare: fra trasporti e tutto quanto serve per preparare un intervento d'urgenza di questo tipo, con una madre che poi dev'essere trasportata a Savona dopo che vi è già stato trasferito il neonato, il tutto con viaggi di ambulanze separati, i costi sono comunque forse superiori ad avere attivo anche il Punto Nascite di Pietra".

"Smantellano con la scusa del Covid, così abbiamo perso primari perché non ci sono occasioni per farli operare. Se Savona deve diventare più importante di Pietra Ligure va bene, ne prendiamo atto, ma anche se la vita dell'uomo non conta prendiamone atto: ma con queste scelte non c'è rispetto della vita umana, messa a rischio da episodi come questo. Santa Corona è un DEA di Secondo Livello nei fatti, certe cose devono restarci se al centro dev'esserci la salute, altrimenti al centro c'è l'interesse dei politici. Questi devono capire 'che non fanno le bare con le tasche', se non lo impariamo giochiamo con le vite delle persone" continua la nonna.

Che vuole lanciare infine un messaggio anche agli amministratori comunali: "La conferenza dei sindaci cosa ci sta a fare?"

Mattia Pastorino

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