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Attualità | 06 maggio 2026, 18:44

A 50 anni dal terremoto, Borgio Verezzi riscopre un legame con il Friuli nato dalla solidarietà

All’epoca parroco di Treppo Grande, Don Claudio Como accompagnò gli anziani terremotati in Riviera, dove – come scritto in una lettera al Comune – trovarono un’accoglienza mai dimenticata

Una mattinata carica di emozione quella vissuta in Comune a Borgio Verezzi dove, nella sala consiliare, si è tenuto un incontro in videocollegamento con don Claudio Como, già parroco di Treppo Grande e oggi in servizio a Udine. Un momento che ha riportato alla luce una pagina toccante della storia condivisa tra la comunità locale e quella friulana, nata all’indomani del devastante Terremoto del Friuli del 1976.

A cinquant’anni da quella tragedia, il Friuli “ricorda e non dimentica”, come ha scritto lo stesso don Como in una lettera inviata al Comune. All’epoca giovane parroco, infatti, don Como fu incaricato di accompagnare a Borgio Verezzi un gruppo di anziani friulani sopravvissuti al sisma. Un soggiorno breve, ma decisivo per restituire serenità a chi aveva perso tutto: “Ricordo il familiare trattamento di Villa Ada e le periodiche visite al gruppo del sindaco di allora (Enrico Rembado ndr) – il contenuto della missiva – i testimoni di quei magnifici giorni di solidarietà e amicizia in Riviera, forse non ci sono più. Ma assicuro che continuano ad essere presenti nella memoria e nel cuore”.

Da qui l’appello del sacerdote: far conoscere ai cittadini di oggi quella storia condivisa, affinché non venga dimenticata. Il sindaco Renato Dacquino ha raccolto il messaggio con parole sentite: “Dalla tragedia si può ripartire solo se c'è solidarietà umana, rispetto e vicinanza. Oggi dire grazie sembra che sia difficile, il suo grazie agli amici di Borgio dev'essere contagioso. E grazie a lei per questa semina, che sono convinto andrà a buon fine”.

All’incontro erano presenti, oltre all’amministrazione comunale, i rappresentanti della sezione Alpini di Borgio e il parroco don Carmelo Galeone. Le testimonianze hanno restituito immagini vivide di quei giorni: la terra che tremava, la paura, ma anche la forza di una comunità che si è rialzata con l’aiuto degli altri.

Proprio gli Alpini sono stati protagonisti di uno degli episodi più significativi ricordati da don Como: la gestione di una cospicua donazione della famiglia Rockefeller ad un loro parente prete per la ricostruzione di una chiesa. Un gesto di fiducia che fu ripagato con onestà esemplare: una volta terminati i lavori, i fondi avanzati vennero restituiti.

L’incontro, arricchito dalla preziosa raccolta delle foto dell'alpino Sergio Scaletti che prestò servizio sui luoghi del terremoto, si è chiuso tra emozione e consapevolezza: il tempo passa, ma certi legami non si spezzano.

Roberto Vassallo

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