Alle Fornaci il rumore dei treni non è un episodio occasionale. Per molti residenti è una presenza costante, di giorno e di notte. Non sono soltanto i convogli in transito a creare disagio, ma anche le manovre nello scalo di Parco Doria, le locomotive lasciate al minimo, i compressori e le operazioni di aggancio dei carri merci. Un'attività continua che, secondo chi vive nel quartiere, rende sempre più difficile riposare e godere della tranquillità della propria casa.
Eppure il diritto alla quiete è tutelato dalla legge. Lo dimostrano anche alcune sentenze emesse in Liguria, tra cui il noto caso di La Spezia, dove il rumore ferroviario è finito davanti ai giudici, aprendo la strada a richieste di risarcimento e a interventi di mitigazione quando l'inquinamento acustico supera la normale tollerabilità.
La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: perché a Savona non si interviene? Il Comune non gestisce la rete ferroviaria, ma ha il compito di tutelare la salute pubblica, chiedere verifiche fonometriche, promuovere confronti con RFI e sollecitare soluzioni quando un problema interessa un intero quartiere.
Ed è proprio qui che nasce il malcontento. Quando si tratta di schiamazzi o musica proveniente da bar e locali, i controlli e le sanzioni arrivano con rapidità. Ma di fronte a un rumore ben più invasivo, che accompagna le giornate e interrompe il sonno di molte famiglie, i residenti hanno l'impressione che tutto rimanga immobile.
Naturalmente, eventuali responsabilità e possibili risarcimenti possono essere accertati solo attraverso rilievi tecnici e decisioni dell'autorità competente. Ma proprio per questo è lecito chiedersi: sono mai state effettuate misurazioni aggiornate? Sono stati richiesti interventi per ridurre il rumore nelle ore notturne? Esiste un piano per tutelare chi vive a poche centinaia di metri dallo scalo?
Non si tratta di essere contro la ferrovia, che rappresenta un'infrastruttura fondamentale per il porto e per l'economia del territorio. Si tratta di pretendere che sviluppo e qualità della vita possano convivere.
Perché il diritto al riposo non può dipendere da chi produce il rumore. E se per un bar è giusto intervenire quando disturba i residenti, lo stesso principio dovrebbe valere anche per una delle fonti di inquinamento acustico più impattanti della città. Altrimenti il rischio è quello di alimentare la sensazione che esistano problemi sui quali si interviene subito e altri sui quali, semplicemente, si preferisce non guardare.
Lettera firmata












