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Cronaca | 04 aprile 2011, 11:32

Il Comitato Ambiente e salute Spotorno-Noli scrive anche alla Giunta Regionale

"Non si possono dare altri tre anni all'azienda per espletare prescrizioni che avrebbero già dovuto essere ottemperate"

Il Comitato Ambiente e salute Spotorno-Noli scrive anche alla Giunta Regionale

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata dal Comitato Ambiente e Salute al Presidente Regionale, alla Giunte e al Presidente della Commissione Salute e Sicurezza sociale,  dr. Stefano Quaini

Ci riferiamo all'incontro del 19 u.s.tra alcuni rappresentanti del nostro Comitato e l'Assessore regionale al Turismo, Angelo Berlangieri.
L'Assessore ha insistito su due punti fondamentali della Delibera di cui all'oggetto, in aperto contrasto con quanto da noi letto nella Delibera stessa.
Infatti, secondo l'Assessore,lo smantellamento dei vecchi gruppi a carbone precede la costruzione del nuovo gruppo da 460 Mw e non è prevista la possibilità che essi vengano sostituiti da una nuova unità a carbone,
Per amore di verità e chiarezza e anche per richiamare  a un'ulteriore riflessione, sottolineiamo che la rilettura della Delibera conferma  esattamente quanto da noi sostenuto e riportiamo, a complemento, quello che scrive il giornale on-line Savona economica.


Si legge infatti che, pur constatando "il passo avanti rispetto alle preoccupazioni dell'Azienda in quanto la costruzione del nuovo gruppo precede lo smantellamento delle unità vecchie" si lamenta tuttavia che "a Tirreno Power verrebbero a mancare 200 Mw rispetto al suo piano originario, non tenendo in debito conto che l'Azienda stessa esalta da sempre come maggiormente produttivo un gruppo nuovo rispetto a uno obsoleto.
Restiamo stupefatti di fronte a uno schieramento così spiccatamente di parte che arriva a scrivere:"la Regione Liguria ha presentato a Tirreno Power una lista di richieste e prescrizioni di fronte alle quali l'Azienda avrebbe avuto tutto il diritto di rabbrividire".

Così come ci sorprende che molte di tali prescrizioni altro non siano che quelle del 2007, già condizionanti l'avvio del gruppo a turbogas e che alla Regione stessa risultano non completamente ottemperate.
A questo proposito troviamo assurdo che, ad es., la copertura del carbonile,oggetto anni fa di un accordo tra Azienda e Sindaci di Vado e Quiliano per un progetto ad essa finalizzato, non solo sia stata sempre disattesa, ma la Regione, ora, conceda a Tirreno Power ancora tre anni per realizzarla e la consideri elemento condizionante il potenziamento; quel potenziamento ora proposto a certe condizioni, tra cui vecchie prescrizioni e impegni non rispettati, contro il quale la Regione si è sempre espressa,anche attraverso azioni concrete, quali la negazione della VIA regionale e il Ricorso.

Del resto, comportamenti incoerenti si sono manifestati anche a livello partitico all'interno del Consiglio Regionale: il PD aveva abbinato le Primarie a una raccolta firme contro l'ampliamento: alla luce delle successive prese di posizione, non possiamo che restare sconcertati e interpretare come strumentale quella raccolta - il che fa perdere credibilità al partito stesso.
Idem per l'IDV che in campagna elettorale aveva dichiarato l'opposizione ad ipotesi di ampliamento e ha in seguito tergiversato, con posizioni tiepide o contradditorie. Un suo esponente, il dr. Quaini,medico e presidente della Commissione Sanità, si è reso conto della situazione sanitaria della provincia?
Ha letto qualche documento medico-scientifico sui rischi? Ha visto gli istogrammi dell'Arpal sul macroscopico inquinamento dei fondali del nostro mare prima che vi siano immesse altre sostanze tossiche derivanti dalla combustione di nuovo carbone?

L'insieme delle proposte contenute nella Delibera Regionale non può dirsi in linea con l'originaria posizione di contrarietà al progetto di Tirreno Power: se la Regione ha veramente capito la gravità delle ricadute sanitarie ed ambientali, non può dire sì, ora, a quello stesso progetto  basato sull'uso del carbone mitigandolo con prescrizioni e richieste in vista di un'ipotetica riduzione del danno:  studi scientifici e tecnici hanno dimostrato impossibile una  riduzione significativa atta a garantire una vera tutela sanitaria a cui la popolazione,dopo essere stata sottoposta da più di 40 anni ad emissioni inquinanti,avrebbe diritto per l'avvenire.
Inoltre qualificati studi europei e statunitensi hanno rivelato come la pericolosità delle emissioni dipenda dalla quantità di esse, dal tipo di inquinanti,dall'ubicazione delle Centrali,dalla densità demografica della zona:esse sono quantificabili e calcolabile è il costo sanitario e socio-economico che ne deriva : la Centrale di Vado è in pieno centro abitato,in  zona densamente popolata e sottoposta da decenni a pericolose sostanze tossiche, la mortalità in pv.di Savona supera,secondo l'Ordine dei Medici,  la media regionale e nazionale, il monitoraggio ambientale lascia a desiderare : per tutte queste ragioni la VIS (Valutazione Impatto Sanitario) nei termini in cui è stata richiesta dai Sindaci di Vado e Quiliano, deve costituire un elemento imprescindibile,precedente qualunque decisione.
Quanto ai pesanti costi, valutati in più di 130 milioni di euro l'anno,essi ricadrebbero sull'intera comunità.

Non possiamo pensare che la Regione sottovaluti la criticità della sitazione attuale e non preveda l'aggravarsi di quella futura, nonché gli allarmi dei medici: non può non sapere,non foss'altro perché l'abbiamo informata, e mettere con disinvoltura sullo stesso piatto della bilancia occupazione e salute pubblica, lavoro e degrado ambientale; non ci risulta però, che, di fronte alle possibili alternative esistenti,avanzate anche da qualche Associazione, che potrebbero mantenere i posti di lavoro, la Regione ne abbia proposta una alla Tirreno Power che non andasse nella direzione dell'utilizzo del carbone,anzi del potenziamento di tale utilizzo per  cui l'esposizione della popolazione si protrarrà per altri 40 anni.
Che sia di qualità più o meno buona, il carbone resta inequivocabilmente un combustibile altamente tossico perché non esiste carbone pulito. La sua combustione immette in aria,acqua e suolo - che sono beni comuni fondamentali - inquinanti fortemente nocivi in gran quantità e non esiste tecnologia in grado di trattenere le micropolveri diffuse a grandi distanze,una consistente parte delle quali costituisce il pericoloso particolato secondario che l'Azienda nemmeno considera e quindi non conteggia, per cui alla fine non risulta: ne deriva una percezione della qualità dell'aria che non corrisponde alla realtà,anche perché basata su parametri non aggiornati nel tempo (l'Azienda non ha misurato fino al 2006 le PM10 mentre la misurazione era obbligatoria dal 2002; gli scenari pre e post operam sono basati ancora sulle PTS superate da tempo: il tutto, nel totale silenzio delle verifiche di tali criteri).
Quindi non si tratta di scegliere tra lasciare tutto com'è e concedere un ampliamento pubblicizzato dall'Azienda come "migliorativo"anche sui vecchi gruppi : questi devono rispettare norme nazionali ed europee come cosa dovuta, non per ottenere altro.
Basta far rispettare la legge,subito,le prescrizioni passate, gli impegni sottoscritti, senza proroghe varie o nuovi compromessi.
 
Del tutto  insostenibile un ulteriore progetto  di "ambientalizzazione" che, dopo quella degli anni 90, non viene ritenuta possibile su gruppi così obsoleti dallo stesso Ministero dell'Ambiente, anche se, come apprendiamo dagli organi di stampa, l'Azienda che, ovviamente fa i suoi interessi, vorrebbe percorrere questa strada perché meno costosa, anziché demolire completamente. Ma comunque, anche se demolisse, come le è stato necessariamente imposto, la ricostruzione sarebbe ancora a carbone,mentre oggi il mondo va da un'altra parte e  in questa nostra regione vento,sole,mare potrebbero essere alternativi ai combustibili fossili, col vantaggio, oltre che di non inquinare, di non essere esauribili o soggetti a crisi internazionali.

Dopo quanto esplicitato sul carbone, riteniamo che la sua scelta  non possa essere "compensata" da alcun tipo di prescrizione o da quei provvedimenti nei quali i Cittadini,alla luce delle esperienze passate, non  riconoscono una garanzia di tutela perché troppo facilmente restano sulla carta; perfino i monitoraggi che sono dovuti e avrebbero richiesto efficienza e trasparenza in tutti questi anni, possono deludere anche nel caso vengano rafforzati, come denunciato in questi giorni da medici di Civitavecchia.

Concludendo, siamo convinti che la Tirreno Power faccia il suo mestiere,  curando i propri interessi e cerchi di ottenere ai prossimi tavoli con la Regione il massimo, dal mantenimento dei vecchi gruppi all'attenuazione delle prescrizioni e delle richieste  giudicate troppo gravose, come mette in evidenza il giornale on-line citato.
Sta alle Istituzioni fare il loro,  tutelando la salute pubblica e governando il territorio, senza lasciare che lo facciano grandi poli industriali privati che dettano condizioni.
Oltre tutto, si tratta di un territorio a vocazione turistica, con valenze ambientali-paesaggistiche uniche, apprezzate da Italiani e stranieri : esso può accettare di convivere con uno sviluppo sostenibile, ma non di essere sacrificato a leggi di mercato con la giustificazione di un aumento di posti di lavoro quando molti di più se ne perderebbero - e in modo irreversbile - nel settore turistico su cui basa la propria sopravvivenza.
Vorremmo ricordarlo all'Assessore al Turismo e a tutti voi che governate la nostra regione.

 

Com. Comitato Ambiente e Salute Spotorno-Noli

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