Vedute diametralmente opposte tra Roberto Nicolick e Franco Zunino, entrambi animati dalla passione politica ma anche dall'interesse storico. Motivo della discordia il tema sempre attuale del revisionismo e la documentazione - che dal "giampaolopansismo" in poi si è fatta più abbondante - sulle cronache locali della Resistenza e del periodo repubblichino.
A scatenare lo sdegno di Zunino una lettera divulgata da Nicolick, in cui racconta l'incontro con un anziano partigiano in una residenza protetta poco lontano da Savona: l'uomo, confermando le proprie convinzioni di combattente, avrebbe ripercorso le proprie azioni in una squadra di azione patriottica (impegnata nell'eliminazione fisica dei fascisti). Nella conclusione, Nicolick scrive: "Ricordo un vecchio partigiano lucchese, mi pare si chiamasse Lilio Giannecchini, nome di battaglia 'Toscano', un oscuro geometra, se è ancora vivo dovrebbe avere almeno 93 anni, comandava una brigata Garibaldina, in un video su Youtube, affermò incautamente, sbavando odio, che aveva scannato ottanta prigionieri tedeschi nel 1945, prigionieri in divisa, protetti dalle leggi di guerra. Forse ho incontrato un personaggio simile, un pensiero emerge con vivacità, ammesso che sia vera l’esistenza di un aldilà, spero che le sue vittime lo aspettino in quel posto per dargli il benvenuto".
"Toscano", vicecomandante partigiano della 58a Brigata Garibaldi "Oreste", è deceduto tre anni fa. L'ex consigliere regionale Zunino mal digerisce la chiosa dell'ex consigliere provinciale e oggi divulgatore storico-locale Nicolick: "Lui nella sua lettera parla di avere intervistato un vecchio partigiano senza fare nomi, per cui già mi domando quanto sia vera questa vicenda o quanto invece voglia essere una ricostruzione simbolica, un po’ romanzata, per sostenere le sue tesi”.
“Il fatto – prosegue Zunino – è che Nicolick tira in ballo un altro esponente della lotta partigiana, Lilio Giannecchini, ‘il Toscano’, che viene da lui descritto come uomo crudele e spietato, sadico e carnefice assetato di sangue. Mi sono sentito spinto a rileggermi la storia del ‘Toscano’ e scopro che non era ‘un oscuro geometra’, come Nicolick lo liquida sbrigativamente, ma era uno di coloro ai quali si è arreso il comandante delle truppe tedesche a Genova, oltre a essere stato presidente per tanti anni dell’Istituto Storico della Resistenza a Lucca. Una figura nobile e importante della Lotta di Liberazione, che ha trascorso molti anni in carcere a Regina Coeli per avere combattuto per i suoi ideali.
Quest’uomo non può più difendersi perché è morto, ma personalmente sto contattando i parenti e coloro che lo hanno conosciuto, perché quest’ingiuria non deve restare impunita. Voglio capire se ci sono i presupposti per andare eventualmente anche per vie legali”.
Da questo spunto, Franco Zunino muove i passi per un’analisi più complessa: “Stiamo vivendo un periodo storico pericoloso: lo vediamo in Francia con l’ascesa dei movimenti nazionalisti, ma rendiamoci anche conto di quanto è successo recentemente al cimitero di Milano, con il saluto fascista ai morti di Salò. I morti sono tutti morti e come tali loro e il dolore delle loro famiglie meritano rispetto, ma salutarli con un gesto fascista va contro le leggi della nostra Costituzione Repubblicana”.
Conclude Zunino: “Queste vicende non devono passare sotto silenzio: le figure dei padri della nostra Repubblica meriterebbero la stessa memoria di chi ha combattuto per unire l’Italia, esattamente come oggi vengono ricordati uomini del calibro di Giuseppe Mazzini”.














