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Al direttore | 26 ottobre 2020, 15:55

Tamponi per il Coronavirus, una lettrice: "Da giovedì scorso sto attendendo il responso della Asl"

La testimonianza: "Rispetto il lavoro del personale sanitario, ma a livello burocratico un po' più di celerità non guasterebbe"

immagine di repertorio

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Da una nostra Lettrice riceviamo e pubblichiamo questa vicenda:

“L’11 ottobre, insieme a diverse amiche, partecipo a una gita organizzata in bus. Soltanto il 20 ottobre, quindi nove giorni dopo, riceviamo una comunicazione dalla Asl 2 Savonese attraverso la quale veniamo a sapere che già il 12 uno dei partecipanti all’evento ha manifestato problemi di salute, a seguito dei quali è risultato positivo al test del Coronavirus”.

Si domanda la nostra Lettrice: “Perché lo abbiamo saputo quasi dieci giorni dopo? Ognuno di noi su quel bus era del tutto ignaro della situazione, per cui continuando a vivere la nostra normale quotidianità avremmo potuto propagare il virus”.

Ma le vicende di questa donna non sono terminate: “Alle 12.31 di martedì 20 ottobre sono stata quindi informata di questo caso di positività sul mio stesso bus e sono stata invitata a pormi in quarantena, ricordandomi che uscire di casa ignorando le disposizioni di legge è reato penale.

Mercoledì 21, alle ore 20, sono stata invitata a presentarmi giovedì mattina nel parcheggio della Croce Bianca di Albenga per effettuare il tampone direttamente sulla mia autovettura. E qui devo spezzare una lancia a favore del medico, gentile, scrupoloso, discreto”.

“Il problema - prosegue la donna - è che oggi, lunedì 26 ottobre, sto ancora aspettando l’esito. Nel Comune in cui abito (che eviteremo di menzionare per il rispetto della privacy) vige l’ordinanza che mi è stata consegnata a mano da parte degli agenti di Polizia Locale, nella quale si legge che non posso lasciare casa mia fino ad avvenuta notifica ufficiale della Asl 2. Non basta, ad esempio, una telefonata di conferma del mio medico curante. La comunicazione deve essere da parte dell’ente”.

Conclude la Lettrice: “So che ad alcune mie amiche che erano in viaggio con me è già stata comunicata la negatività al tampone. Ho bisogno di riprendere la mia vita, il mio lavoro; ritengo che sia giusto rispettare le regole e non intendo certo mancare di rispetto al personale sanitario, anzi capisco che siano oberati di lavoro e stiano facendo miracoli. Ma il problema non riguarda i medici e gli infermieri, è più a monte ed è di tipo burocratico. Di certo un po’ di celerità in più nella gestione delle informazioni non guasterebbe”. 

Redazione

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