Non individuare "nuovi siti dove bruciare i rifiuti", bensì "una drastica riduzione degli scarti non recuperabili" e fare in modo che sia Genova, "principale produttrice di rifiuti della regione", a farsi carico della loro gestione in primissima battuta.
È questa, in sintesi, la posizione del Coordinamento No Inceneritore in Valle Bormida, dopo le dichiarazioni della sindaca di Genova Silvia Salis che, due giorni or sono, era intervenuta sul tema del termovalorizzatore sostenendo che nel capoluogo non ci sarebbero aree idonee per ospitare l'impianto e chiedendo alla Regione di indicare sito e progetto per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Il punto centrale dell'intervento riguarda la distribuzione delle responsabilità nella gestione dei rifiuti regionali. In una nota, il Coordinamento ribadisce innanzitutto il proprio obiettivo fondativo: quello di essere nato "con un obiettivo chiaro e non negoziabile: tutelare la Valle Bormida, il suo ambiente, il suo futuro e la salute dei suoi cittadini". Proprio in nome di questa tutela, chiede quindi che l'attenzione si concentri "sulle responsabilità del capoluogo ligure".
in tal senso richiama le parole del governatore ligure Marco Bucci, che aveva sottolineato come chi produce la maggior parte dei rifiuti non recuperabili debba farsene carico: "Condividiamo pienamente le osservazioni del presidente Bucci - si legge nella nota - chi produce la stragrande maggioranza dei rifiuti non recuperabili della Liguria (ovvero la Città Metropolitana di Genova, responsabile di circa l’80% del totale regionale) deve farsi carico del problema. Genova deve mettersi in gioco in prima persona e trovare una soluzione all'interno del proprio territorio, senza pretendere di scaricare l'impatto ambientale e strutturale su altre comunità".
Nel mirino del Coordinamento finisce così, invece, la posizione della prima cittadina genovese, definita contraddittoria sul piano politico e territoriale: "Non possiamo invece condividere l’atteggiamento della sindaca Silvia Salis. Da un lato, la prima cittadina si rifiuta categoricamente di ospitare un inceneritore nel proprio Comune; dall'altro, non si oppone alla sua costruzione purché avvenga in altri territori. Consideriamo questa posizione profondamente egoistica. Non si può pretendere di ripulire la propria casa sporcando quella dei vicini".
Il Coordinamento insiste poi sulla necessità di spostare il baricentro del dibattito dalla localizzazione degli impianti alla riduzione dei rifiuti non recuperabili, individuando nella raccolta differenziata lo strumento principale: "La vera chiave per risolvere l'emergenza non è la ricerca di nuovi siti dove bruciare i rifiuti, ma una drastica riduzione degli scarti non recuperabili. Questo traguardo si taglia in un solo modo: attraverso una pianificazione seria, strutturale ed efficiente della raccolta differenziata".
Non manca una critica diretta ai dati relativi al capoluogo ligure: "Ad oggi, la situazione del capoluogo è impietosa - commentano dal Coordinamento -. Con una percentuale di raccolta differenziata che supera di poco il 50%, Genova si posiziona agli ultimi posti tra le grandi città del Nord Italia. È inaccettabile che la Sindaca Salis non abbia ancora pianificato un programma concreto di miglioramento per innalzare queste percentuali, preferendo rinvii e slogan populisti alla programmazione politica".
La conclusione della nota è un nuovo richiamo alla responsabilità del capoluogo: "Chiediamo che Genova smetta di rimandare e che avvii finalmente una vera politica della differenziata, assumendosi l'onere e l'onore di gestire ciò che essa stessa produce".














