Qualche spiraglio positivo per il Civico Museo Archeologico e della Città che, dal 1990, costituisce un fondamentale punto di riferimento per la conoscenza della storia della Città e per la valorizzazione del suo patrimonio culturale. Dopo la chiusura forzata, il 31 ottobre, imposta per ragioni economiche dalla Civica Amministrazione, l’Istituto Internazionale di Studi Liguri, fino ad oggi gestore, ha offerto la propria disponibilità a riaprirlo a titolo gratuito per la durata di un mese, in attesa di poterne programmare una più stabile soluzione gestionale.
Il Museo è nato, infatti, grazie alle ricerche archeologiche che l’Istituto di Studi Liguri ha realizzato in sessant’anni di intensa attività, portando alla luce centinaia di miglia di reperti, una scelta dei quali è andata a costituire l’esposizione museale. Grazie al rigore scientifico ed all’intensa attività didattica, il Museo è diventato un punto di riferimento a livello nazionale, tanto da essere inserito fra i finalisti del “Premio Riccardo Francovich 2016” destinato “al museo o al parco archeologico che, a livello nazionale, rappresenti un caso di allestimento museografico, attività didattico-comunicative e qualità scientifica in grado di rappresentare adeguatamente le tematiche dell’archeologia post-classica”.
Sarà così possibile riprendere l’intensa attività programmata per questo scorcio dell’anno e per l’inizio del prossimo, sia sul fronte della ricerca archeologia sia su quello della didattica rivolta alle scuole e dei tirocini universitari.
Per quanto riguarda, in particolare, lo scavo archeologico nell’area della Cattedrale, è ripresa in questi giorni l’attività, grazie alla collaborazione e partecipazione di un nutrito gruppo di studenti degli istituti scolatici superiori savonesi, dopo che i ricercatori universitari avevano concentrato, nel settembre scorso, le loro ricerche nei pressi del battistero medievale dell’antica Cattedrale, che le fonti indicavano ubicato presso la navata sinistra della chiesa. Agli importanti risultati di quella prima indagine stratigrafica, che ha permesso di comprendere come la primitiva chiesa altomedievale sia stata ampliata, sul davanti, nel corso della ristrutturazione romanica, si spera di poter aggiungere il ritrovamento della facciata della chiesa stessa, grazie all’apertura di un ampio saggio nel piazzale della Cittadella della fortezza.
Le pesanti manomissioni provocate dalla costruzione della fortezza genovese hanno cancellato buona parte dell’antica grandiosa cattedrale, ma si spera di poter rintracciare, proprio nell’area in cui è stato aperto lo scavo, un tratto della facciata che prospettava sull’ampia piazza e poter così conoscere l’esatta dimensione del più importante monumento della città medievale, di quell’edificio che il notaio Ottobono Giordano descriveva come un “magnifico e generoso tempio, il quale ha la più bella et eminente prospettiva, e lo più ameno sito, che habbi veduto in tutta la cristianità, de più ricchi e più grandi sì, ma non de più belli e bene situati”.














